Venerdi, 20 ottobre 2017 - ORE:05:10

Torino Film Festival 2012: Ecco i migliori titoli della 30° edizione


Torino Film Festival
Torino Film Festival – Si è svolto proprio pochi giorni fa, precisamente dal 23 novembre all’1 dicembre, il Torino Film Festival, giunto quest’anno alla sua 30^ edizione. Nato come Cinema Giovani, nel 1998 cambia nome nella titolatura attuale, pur continuando a mantenere una spiccata predilezione per opere giovani e fresche di autori  d’avanguardia e produzioni indipendenti, nazionali ed internazionali. La rassegna, per il quarto anno diretta da Gianni Amelio, presenta per il 2012 le consuete sezioni a concorso: il Concorso Nazionale Lungometraggi, TFFDoc, Italiana Corti, Spazio Torino.

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L’apertura – Quest’anno è stata affidata a “Quartet”, commedia ambientata in una casa di riposo per cantanti lirici, piena di humor,  tenerezza, malinconia, eccentricità, dove il rap si mescola con Mozart e l’arte e la musica curano le paure della vecchiaia, il tutto magistralmente condotto da cinque splendide ‘prime donne’ britanniche: Maggie Smith, Michael Gambon, Tom Courtenay, Billy Connelly e Pauline Collins. Il lungometraggio, che segna anche l’esordio alla regia per il 75enne Dustin Hoffmann, è la trasposizione cinematografica di una pièce teatrale di Ronald Harwood, che ne cura anche la sceneggiatura.

Capitolo film low-cost – Proseguiamo la carrellata con Smettere di fumare fumando”, seconda opera del fumettista pisano Gianni Pacinotti, meglio conosciuto come Gipi, che, un anno dopo “L’Ultimo Terrestre”, gira questo film sperimentale in soli 10 giorni e con un budget di appena 350 euro. La storia è autobiografica e sentita, la personale lotta contro il fumo, di cui il regista era schiavo dall’età di 14 anni. Il quale confessa: “Quando smetti di fumare non sai cosa fare con le mani, avevo sempre la macchina da presa in mano”. Più che ad un film, ci troviamo di fronte ad un diario, fatto di immagini, ironico, acido, vulcanico, indefinibile. Un’opera che forse ha giovato anche e soprattutto il suo realizzatore, che infatti sta pensando di distribuirlo gratuitamente sul web: “Non ho speso niente per farlo – ha dichiarato – non vedo perché dovrei chiedere soldi per farlo vedere”.

Altri candidati – Senza togliere nulla agli altri candidati, pezzo forte della rassegna è “The Liability”, regia di Craig Viveiros, immensamente interpretato da Tim Roth. La storia è quella di un diciannovenne che finisce a far da autista ad un laconico sicario al crepuscolo per imparare i rudimenti del mestiere; ma le cose non vanno lisce, in un susseguirsi di colpi di scena. Un noir-pulp alla Tarantino, venato di quell’humor prettamente british tipico delle black comedy che lo rendono mai banale e assolutamente imperdibile.

Possibili Flop – Nonostante le grandi aspettative, “Arthur Newman”, regia dell’esordiente Dante Ariola al suo primo lungometraggio, sembra non aver convinto del tutto gli addetti al lavoro. Già non accolto benissimo al Toronto Film Festival, il film sbarca a Torino carico di promesse da mantenere, ma non sempre riesce ad esserne all’altezza. Il cast è di prim’ordine: Colin Firth, marito e padre amareggiato e deluso, inscena il proprio suicidio per cominciare da capo una nuova vita. Percorrendo on the road gli Stati Uniti incontra Emily Blunt, altrettanto persa e amareggiata, e insieme intraprendono quel viaggio esistenziale che tanto è caro al nostro immaginario moderno. Molti prima di loro hanno tentato, come il Mattia Pascal pirandelliano che inscenò la sua morte finché non si arrese alla conclusione che questo è un limbo senza fine. Ma, più di un secolo dopo, che cos’è cambiato? A che cosa si arriva in questo road movie? Lo spettatore si limita ad accompagnare i protagonisti attraverso un’America da cartolina, fatta di motel e di autostrade, a cui ormai film come “Psyco” o “Non è un paese per vecchi” ci hanno abituato; e lì si sa, può succedere qualsiasi cosa. Ma, proprio come accadeva a Mattia Pascal, anche il Wallace Avery/Arthur Newman, interpretato da un sempre coinvolgente Firth, si accorge che in fondo alla strada non c’è niente, se non un’altra strada come quella che si è appena abbandonata, e alla fine torna a casa, lasciandoci con l’amaro in bocca per una svolta che ci rimane tutt’ora preclusa.

Torino Film Festival 2012 – 30° edizione

La Protesta – Intanto, fuori dalle sale, nel ‘mondo reale’, si è scatenata una protesta condotta dai lavoratori precari operanti presso il Museo nazionale del Cinema che operano volantinaggio davanti al Lingotto, sede della rassegna cinematografica.

La situazione di sfruttamento e precarietà alimentata dalle esternalizzazioni e dall’applicazione di contratti economicamente illegittimi – si legge nei volantini – ha progressivamente leso i diritti dei lavoratori fino al punto di lasciarli totalmente in balia dell’arbitrio dei datori di lavoro e dei poteri forti grazie a forme di lavoro atipiche che rendono costantemente il lavoratore sotto ricatto e meno liberi di denunciare le proprie condizioni lavorative”.
Inoltre, come riporta la sezione torinese di Repubblica.it, vi sono messe in evidenza “la disparità di contratti e di stipendio a parità di mansione svolta; il sistema degli appalti e delle esternalizzazioni che genera spesso paghe da fame e alimenta un ‘sistema torinese’ basato su interessi di gruppi privati che palesano evidenti conflitti di interesse”.

Dalla parte dei manifestanti si è schierato il regista inglese Ken Loach, che ha rifiutato di ricevere il premio Gran Torino e al quale è stato dedicato il titolo del volantino ‘Ken I love you’.



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