Lunedi, 20 novembre 2017 - ORE:21:46

Sherlock – La terza stagione è pronta a rivoluzionare le serie TV

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Il successo della prima stagione di Sherlock

La prima stagione della serie televisiva “Sherlock”, prodotta dalla BBC e creata da Steven Moffat e Mark Gatiss è stata trasmessa nel 2010 sul canale BBC One, e ha subito riscosso un discreto successo nel Regno Unito. Solo dopo un anno, grazie anche al popolare film “Sherlock Holmes – Gioco di Ombre” di Guy Ritchie, i tre episodi della prima stagione sono giunti in chiaro anche in Italia.

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La ricetta a prima vista sembrerebbe piuttosto banale: prendere il personaggio e le trame di alcuni racconti creati da Arthur Conan Doyle e ambientarli nel XXI secolo. Non è la prima volta che si effettua un’operazione del genere, e di solito ciò non ha mai portato a risultati brillanti;

Cosa c’è dunque di così diverso nella visione del duo Moffat/Gatiss?

Prima di tutto una vera passione per il materiale letterario originale e di conseguenza il desiderio di mantenere intatti i cardini principali delle storie e le identità dei protagonisti.

In maniera apparentemente molto semplice i creatori della serie hanno accuratamente spogliato i personaggi di tutte le loro caratteristiche ottocentesche sostituendole con aspetti contemporanei, ma senza mai tradirne l’essenza.

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Sherlock 2.0 tra computer e GPS

Sherlock rimane quindi l’affascinante sociopatico ad alta efficienza che per risolvere un caso, oltre che al geniale intuito, ricorre ad ogni mezzo reso disponibile dal progresso: computer, Internet, telefoni cellulari e segnali GPS sono quindi gli strumenti di base del consulente investigativo contemporaneo.

Per portare in scena questo personaggio gli autori si sono rivolti ad uno dei più talentuosi interpreti inglesi degli ultimi anni, Benedict Cumberbatch. Lo si è visto recentemente nei panni del villain di “Star Trek Into Darkness” e prestare voce e movenze al drago Smaug ne “Lo Hobbit”, ma l’attore deve gran parte della sua attuale fama proprio al ruolo di Sherlock; in particolare i tratti granitici del volto e il suo insostenibile sguardo, uniti ad un timbro vocale unico e profondo, rendono Cumberbatch la perfetta incarnazione dello Sherlock Holmes 2.0.

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Martin Freeman nei panni del rispettabile John Watson

L’altro protagonista della serie è l’immancabile John Watson; medico reduce dalla guerra afghana (quella del 2001) tiene nel suo blog un resoconto dettagliato di tutti i casi affrontati con Sherlock, ai quali quindi assistiamo attraverso i suoi occhi. Così come ideato da Conan Doyle infatti, oltre ad essere il fedele amico dell’eccezionale investigatore, John è anche la rappresentazione del pubblico: la sua ammirazione per il detective, la curiosità di comprenderne il metodo e il sincero affetto che prova nei confronti di quella persona così sola nella sua straordinarietà corrispondono ai sentimenti dello spettatore.
Ad interpretarlo è Martin Freeman, perfetto englishman che ci regala una performance “trattenuta” la cui compostezza esteriore “da militare” conferisce ancora più valore e risalto ai momenti di maggiore intensità emotiva.

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Prima stagione aperta è con “Uno Studio In Rosa”

La prime due stagioni, andate in onda nel 2010 e nel 2012, contano ciascuna tre episodi da novanta minuti l’uno, e come avevamo già osservato le vicende narrate ricalcano la struttura di alcuni tra i più famosi scritti di Arthur Conan Doyle; ciò è evidente persino nei titoli delle puntate, che spesso ricordano quelli originali.

L’episodio pilota, “Uno Studio In Rosa”, si rifà in buona parte al primo romanzo, “Uno Studio In Rosso”, presentandoci l’incontro tra Sherlock e John e introducendo tutte le particolarità stilistiche che caratterizzano la serie, come ad esempio la visualizzazione grafica degli SMS e dei processi mentali dell’investigatore. Facciamo inoltre la conoscenza del fratello di Sherlock, Mycroft Holmes (interpretato dallo stesso Mark Gatiss), funzionario del governo di Sua Maestà e spesso mente di numerose operazioni segrete.

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Seconda stagione  invece con “Uno Scandalo a Belgravia

Nella seconda stagione gli autori consolidano la formula e ci mostrano la versione riveduta e aggiornata di “Uno Scandalo In Boemia”, che diventa “Uno Scandalo a Belgravia, con una seducente Irene Adler interpretata da Lara Pulver, “Il Mastino Dei Baskerville” (“I Mastini Di Baskerville”) e “Il Problema Finale” (“La Cascata Di Reichenbach”). In quest’ultimo episodio Sherlock è chiamato ad affrontare il suo arcinemico, un Jim Moriarty la cui interpretazione ha valso ad Andrew Scott un premio BAFTA. Messo alle strette, Sherlock è dapprima abilmente screditato da Moriarty, che lo costringe poi a gettarsi dal tetto di un ospedale, sotto lo sguardo impotente dell’unica persona che non ha mai smesso di credere in lui, John. Davanti alla tomba dell’amico, Watson lo prega di “smetterla di essere morto”, incredulo di fronte all’apparente sconfitta dell’uomo migliore che abbia mai conosciuto.

Moffat e Gatiss ispirati dalle bizzarrie dei fan

Nei due anni che hanno diviso la seconda dalla terza stagione il fandom, ovvero la comunità di appassionati della serie, ha avuto modo di dare libero sfogo alla propria fantasia, pubblicando sui social network più famosi fotomontaggi dei protagonisti, vignette satiriche, fanfictions a sfondo erotico, o ancora blog in cui si ipotizzano le teorie più variegate su come abbia fatto Sherlock ad ingannare Moriarty e a sopravvivere.

La quantità e la varietà di contenuti a riguardo è talmente sterminata che non poteva non passare sotto il naso di Moffat e Gatiss i quali hanno deciso di integrare alcune delle trovate più assurde e complesse nella sceneggiatura della terza stagione. Questa decisione potrebbe rappresentare un grande passo verso la rivoluzione nel mondo dell’intrattenimento sul piccolo schermo.

Sempre più film seriali: oggi televisione e cinema hanno confini labili

Negli ultimi tempi infatti la linea di demarcazione tra cinema e televisione si sta radicalmente assottigliando. Se infatti in Tv vediamo serie come “Il Trono di Spade” di HBO, girate con alle spalle budget milionari, troupe di centinaia di persone e locations sparse per tutto il globo, anche sul grande schermo assistiamo ad un cambiamento che spesso coinvolge la struttura stessa dei film. Basti pensare a due recenti successi come “Hunger Games – La Ragazza di Fuoco” o “Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug”, entrambi capitoli intermedi di quelli che possono essere definiti veri e propri “film-seriali”.

Ambedue le pellicole terminano con un espediente narrativo di tipica derivazione televisiva, il cliffhanger, ossia con una brusca interruzione del racconto in corrispondenza del momento culminante della vicenda. Questa deriva ovviamente non è però frutto del caso ma corrisponde ad un preciso interesse delle Major hollywoodiane: piuttosto che investire nella produzione di tanti film slegati tra loro si preferisce concentrare gli sforzi sulle pellicole più redditizie e crearne un franchise, in modo tale da massimizzare i profitti.

Il fenomeno delle webseries

E’ chiaro quindi che si sentisse il bisogno di marcare nuovamente la differenza tra i due media, e soprattutto di portare una ventata di aria fresca nel mondo del piccolo schermo; e quale orizzonte è più promettente del web? Proprio negli ultimi anni è nato il fenomeno delle cosiddette webseries, vere e proprie miniserie le cui puntate vengono caricate su YouTube con cadenza regolare. Alcune hanno fatto del coinvolgimento diretto del pubblico il proprio punto di forza, ad esempio in “Lost In Google”, serie del gruppo “The Jackal”, ogni puntata è stata realizzata tenendo conto dei suggerimenti scritti a commento di quella precedente.

Ecco finalmente la terza serie

Un principio analogo è stato adottato da Mark Gatiss nella stesura del primo episodio della terza serie di “Sherlock”; ben amalgamati nella trama principale troviamo quindi numerosi riferimenti ai prodotti del fandom, i quali vengono brillantemente usati sia per coccolarlo che per trarlo in inganno. Addirittura uno dei personaggi negativi delle serie precedenti ha subito un profondo cambiamento e reso a sua volta la personificazione del pubblico di appassionati!

Il fil rouge dell’episodio è rappresentato dalla minaccia di un grande attentato dritto al cuore dell’Inghilterra; Sherlock e John saranno costretti ad una corsa contro il tempo per fermare l’attacco e mettersi sulle tracce del mandante, di cui intravediamo il volto negli ultimi secondi. Non manca dunque l’adrenalina in questa nuova stagione la cui seconda puntata andrà in onda stasera alle 21:30 ora italiana, sul canale BBC One. “Sherlock” ha già meritevolmente conquistato milioni di telespettatori in tutto il mondo, e adesso potrebbe anche essere il punto di partenza per un radicale cambiamento nella relazione tra media televisivo e spettatore, il quale in futuro potrebbe essere attivamente coinvolto nella realizzazione dei contenuti di cui fruisce.

Insomma, stiamo parlando di Storia; come fare a perderselo?



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