Lunedi, 20 novembre 2017 - ORE:22:18

Lo Hobbit: La desolazione di Smaug – Tanta azione e spettacolarità…ma Tolkien dov’è?

Lo Hobbit: La desolazione di Smaug

Lo Hobbit: La desolazione di Smaug

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Il secondo capitolo dello Hobbit, spettacolare ma poco ”tolkeniano”

Un anno è già passato dall’uscita del primo capitolo di questa nuova trilogia. Ricordo che quando entrai in sala ero già certo che il vecchio Peter non mi avrebbe deluso, il mio sesto senso me lo diceva (incredibilmente di solito c’azzecca)…ed in effetti andò alla grande.

Nei giorni successivi su giornali, televisioni e soprattutto sul web si scatenò una vera e propria guerra per stabilire se il film fosse una schifezza totale o un nuovo capolavoro. Quasi nessuno tenne conto però di un fattore che avrebbe stabilito subito la validità del lavoro: il profumo di Tolkien, ciò che sempre era stato il successo dei film di Jackson. Quel profumo c’era eccome anche se per molti critici non significava nulla. Ecco però che un anno dopo entro in sala per l’attesissimo seguito ed il sesto senso stavolta trasmette pensieri negativi e fastidiosi dubbi.

Mi dico “no dai ti sei fatto dei pregiudizi per i trailer con Legolas e l’altra elfa che randellano ondate di orchi. Vedrai che l’aria di Tolkien si sentirà“…era meglio se non lo pensavo. Dunque ira funesta e successive maledizioni su Jackson, Warner Brothers, Metro Goldwyn Mayer, ecc ?!…Per l’amor del cielo no! Però il diritto di dire la mia si.

Da Azog a Bosco Atro

Ritroviamo i nostri protagonisti in fuga da Azog e la sua compagnia di orchi giù per le pendici delle montagne dei goblin viste nella precedente pellicola. Grazie alla grande abilità di Bilbo come sentinella, il gruppo dei nani è riuscito sempre a farsi trovare in vantaggio nei confronti degli inseguitori, ma la distanza che gli separa si sta riducendo inesorabilmente. Fortuna che con loro c’è lo stregone  Gandalf, che nasconde sempre un asso nella manica. Una volta scesi nelle pianure infatti l’anziano mago rivela che non molto lontano si trova una casa nella quale potrebbero essere al sicuro…oppure venire uccisi immediatamente. Il proprietario della casa Beorn, un mutatore di pelle ( può assumere la forma di un essere umano enorme o di un orso gigantesco), è un individuo imprevedibile, ma senza altre opzioni il gruppo si dirige a rotta di collo verso l’abitazione.

Solo per un soffio Bilbo, i nani e Gandalf riescono ad entrare nel rifugio. Il Beorn orso non aveva gradito la loro presenza nel suo territorio e per poco non se li sbranava tutti. Per una notte il gruppo dei nani può dormire sonni tranquilli protetto dalla guardia del padrone di casa, temuto pure dai feroci inseguitori. Giunge la mattina e fortuna vuole che il Beorn umano sia molto più ragionevole di quello ferino. Pur non provando alcuna simpatia per i nani il burbero mutaforma odia dal più profondo del cuore gli orchi e dopo aver offerto agli ospiti la colazione, gli presta i suoi veloci cavalli per seminare i nemici e dirigersi alla loro prossima tappa: Bosco Atro.

L’unica via per avvicinarsi alla Montagna Solitaria è oltrepassare la gigantesca e labirintica foresta per arrivare al lago e alla sua città, Pontelagolungo. Uno strano male sembra però infestare l’intero territorio del bosco, un male oscuro, potente ed antico. Un tremendo dubbio si instilla nella mente di Gandalf e l’unico modo per sapere la verità è dirigersi alle Tombe sulle Montagne. Lo stregone è costretto a congedarsi dai suoi compagni lasciandoli con un consiglio: mai lasciare il sentiero. Il Bosco tende a fare perdere i viandanti che vanno incontro a tremende sventure, senza contare che i suoi abitanti, gli elfi silvani governati da Re Thranduil (Lee Pace), non amano gli stranieri, soprattutto se sono nani.

Ancora una volta Bilbo sarà determinante per la riuscita dell’impresa forte del suo coraggio e dei poteri dell’anello trovato nella caverna di Gollum. Un aiuto insperato arriverà però da nuovi quanto improbabili alleati: il principe di Bosco Atro Legolas (Orlando Bloom), la bella elfa Tauriel (Evangeline Lilly) e il barcaiolo di Pontelagolungo Bard ( Luke Evans). Ma mentre Bilbo, Thorin e i nani si dirigono nella tana di Smaug, Gandalf dovrà affrontare una tremenda verità: l’Oscuro Signore è tornato.

Lo Hobbit: La desolazione di Smaug non annoia ma…

1401688_545221905570319_800951719_o1-716x1024Le due parole chiave per inquadrare questo film sono due: azione e spettacolarità. Voi dunque mi direte “allora cosa c’è che non va?”, quello che non va è che in questo seguito non si respira quasi per niente quell’aria epica di Tolkien che Jackson aveva sempre riportato, eccezion fatta per pochissime parti. Nessuno voleva infatti che il regista riportasse per filo e per segno il romanzo ma certo è che se nel primo episodio le libertà sulla trama erano ben inserite nel contesto filmico, qui sono invece più discutibili.

Le scelte che stonato e che contribuiscono ad indebolire la trama

Orchi che tendono imboscate ovunque? Una storia d’amore interrazziale nata in pochi attimi? Tutto quello spazio a Legolas? Queste scelte non stridono solo per i più fanatici discepoli del libro ma anche per coloro  che semplicemente hanno visto il film precedente, perchè vanno a discapito dei due principali personaggi, Bilbo e Thorin. Il primo passa quasi in secondo piano, ossessionato solo dall’anello ed il secondo diventa un agitatore di folle che pende già ad una folle avarizia. Qui non si tratta di svolta dark per i due protagonisti, ma di debolezze della sceneggiatura, come lo sono state tagliare tanto sulla parte di Beorn e di Bosco Atro per poi non accorciare quella tutto sommato più noiosa: Pontelagolungo. Bard poi se si voleva caratterizzare lo si poteva fare meglio tagliando proprio su quest’ultima parte.

Di azione spettacolare però ne abbiamo a bizzeffe, sebbene a volte gli scontri ed i combattimenti siano fin troppo sopra le righe (quelli di Legolas su tutti). La noia quindi non affligge il film se non nella parte precedentemente citata, ed il culmine dello spettacolo si ha con il feroce scontro col drago, la parte migliore del film insieme a quella di Gandalf. Smaug è in effetti riprodotto con fedeltà nella sua diabolica e sadica intelligenza ed è il personaggio più carismatico dell’intero film.

lo hobbit

Sul piano tecnico il lavoro è invece sempre eccellente, la computer grafica è di altissima qualità come la fotografia e le musiche. Sul piano recitativo tutti gli attori sono bravi e diligenti e se c’è qualcosa che non va sono alcune battute sottotono, non certo la recitazione del cast.

Per concludere Lo Hobbit: La desolazione di Smaug non è assolutamente un brutto film, anzi è un buonissimo action/fantasy ma è proprio questo alla fine il grande difetto, di lungometraggi così ce ne sono tanti, ma l’impronta unica di Tolkien dov’è? Ovviamente ora l’attesa per il terzo e conclusivo film si fa sentire perchè il gran finale potrebbe anche rivelarsi una graditissima sorpresa, dato che stavolta, sinceramente, ai titoli di coda un po’ d’amaro in bocca s’è fatto sentire.

Speciale video-recensione a cura di Cristiano Bacci e Fabio Belgrano



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