Mercoledi, 28 giugno 2017 - ORE:03:46

Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato: Jackson e Tolkien di nuovo insieme


Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato

Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato è un film del 2012 diretto, prodotto e sceneggiato da Peter Jackson. Primo episodio della trilogia dedicato al libro “Lo Hobbit”, prequel del più celebre “Il Signore degli Anelli”, entrambi scritti da  John Ronald Reuel Tolkien.

Jackson a distanza di dieci anni da “La Compagnia dell’Anello” ci riporta nella Terra di Mezzo per raccontarci il favoloso viaggio di Bilbo Baggins (zio di Frodo) insieme allo stregone Gandalf e alla compagnia dei nani guidati da Thorin Scudodiquercia per riconquistare il tesoro del regno nanico di Erebor, La montagna Solitaria. Il regista neozelandese riesce nell’impresa di raccontare anche questo epico racconto? La mia risposta è: leggete e saprete.

Il film si apre con un anziano Bilbo (il veterano Ian Holm) intento a completare la stesura del Libro Rosso in cui racconta le sue mirabolanti avventure, mentre stanno cominciando i preparativi della festa per il suo centoundicesimo compleanno. Lo hobbit inizia il suo racconto narrando la triste storia del reame di Erebor, governato dal re Thrór , delle immense ricchezze contenute nella montagna e di come il malvagio drago Smaug se ne appropriò cacciando i suoi abitanti.

Bilbo finisce il racconto subito prima di venir interrotto dall’arrivo del curioso nipote Frodo (cameo di Elijah Wood) e decide così di recarsi in giardino per fumare in pace la sua pipa. L’anziano inizia così a  ricordare come in una giornata di sole di 60 anni prima, proprio mentre fumava quella pipa, venne coinvolto in un viaggio che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.

Lo Hobbit – Un viaggio Inaspettato

Nella scena seguente un giovane Bilbo Baggins (Martin Freeman) si gode la tranquillità della Contea seduto nel suo giardino, fino a quando un’ombra non gli tappa la luce del sole. L’ombra è quella dello stregone Gandalf (Ian McKellen) che dopo aver preso un po’ in giro il giovane hobbit gli confessa di essere giunto da quelle parti in cerca di qualcuno con il quale condividere un’avventura. Al solo sentir parlare di viaggi ed imprese Bilbo da buon hobbit si spaventa, comincia a gesticolare e rientra in casa urlando stizzito che  nessuno ad Hobbiville è in cerca di avventure. L’anziano mago prende sul ridere la reazione del suo interlocutore e senza farsi notare con il suo bastone incide incide un simbolo magico sulla porta della casa e se ne va sorridendo.

Giunge la sera e Bilbo ritrovata la serenità sta per gustarsi un’abbondante cena, quando all’improvviso sente bussare alla porta. Una volta aperta si ritrova davanti un nano, Dwalin, che gli fa i suoi omaggi ed entra in casa, senza che il povero hobbit possa replicare affermando di essere arrivato perchè il segno sulla porta indicava il luogo della riunione.

In poco tempo casa Baggins viene invasa da 12 nani che saccheggiano la dispensa tra le proteste vane di Bilbo che viene calmato da Gandalf, giunto insieme agli altri, che spiega al padrone di casa che non appena giungerà il tredicesimo membro si potrà parlare di affari. Detto ciò, di nuovo si sente bussare  e dalla porta entra l’ultimo membro del gruppo: Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage), principe di Erebor e nipote del re Thrór.

I nani salutano con rispetto Thorin, capo del loro gruppo ed insieme allo stregone cominciano a discutere di un piano per riconquistare il tesoro della Montagna Solitaria. Bilbo non capisce ancora il perchè Gandalf abbia scelto la sua casa come luogo dell’incontro, fino a quando il mago indica l’hobbit come “scassinatore” del gruppo, in quanto piccolo e silenzioso nei movimenti.

Così, sebbene non molto convinti, i nani mostrano al giovane il contratto in cui gli offrono un quattordicesimo del tesoro in caso di riuscita dell’impresa. Bilbo nonostante l’indole da hobbit è tentato dall’idea di un’avventura, fino a quando non sviene sentendo dire che a  guardia del tesoro si trova un drago. Ripresosi declina l’offerta, dicendo a Gandalf che la loro avventura è una cosa troppo grande per un piccolo abitante della Contea e poco dopo si addormenta.

La mattina seguente Bilbo trova la casa pulita e in ordine, in quanto risistemata di notte dai nani, e su un tavolo il contratto dell’impresa. Spinto da un’improvvisa voglia di avventura l’hobbit firma il documento, raccoglie tutto ciò che reputa utile e correndo come un pazzo raggiunge i nani e il mago Gandalf, che mai aveva dubitato della sua partecipazione.

Comincia così la prima parte del viaggio di Bilbo Baggins in cui si metterà alla prova dimostrando agli altri, ma soprattutto a se stesso di essere capace di grandi cose. Il curioso gruppo durante il viaggio affronterà minacce quali Trolls, Goblin, Orchi e lupi mannari guidati da Azog,una vecchia conoscenza di Thorin. Il piccolo hobbit poi, nella caverna della strana creatura Gollum, troverà un anello, il cui destino è legato all’intera Terra di Mezzo, proprio mentre, contemporaneamente al suo viaggio, un grande male si sta risvegliando nel mondo.

Sebbene nessuno abbia gradito la scelta di girare una nuova trilogia solo per aumentare gli introiti della Warner Brothers, la prima pelli cola, “un Viaggio Inaspettato” resta comunque un signor film. Jackson non segue passo passo la trama del libro, apportando qualche modifica e dovendo girare tre film arricchisce la storia  con contenuti delle appendici del “Signore degli Anelli” (Radagast, il Negromante, la riunione a Gran Burrone, ecc…) per agganciarsi alla trilogia precedente e raggiungere così la completezza da lui sempre ricercata.

Si spiega in questo modo l’artificio stilistico di far raccontare l’intera vicenda a Bilbo, prima della sua festa di compleanno vista ne “La Compagnia dell’Anello”. Ma il regista neozelandese nonostante ciò centra l’obiettivo più importante: mantenere intatta l’atmosfera da favola e allegra del racconto di Tolkien, caratteristica importantissima che lo distingue dall’epico discendente. Attenzione, ciò non significa che ci troviamo di fronte ad un film per soli bambini, perchè esso è ricco di scene epiche (L’arrivo di Smaug a Erebor, gli scontri con gli orchi) ma a far da padrone è il tema del viaggio e della ricerca tipicamente fiabesco.

Il cast: Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, James Nesbitt, Ken Stott.

Per quanto riguarda il cast, il lavoro svolto dagli attori è veramente di altissimo livello. Tutti i nani sono ben caratterizzati e convincenti e tra loro spicca ovviamente Thorin, personaggio eroico e forte ma con un lato oscuro alimentato dalla vendetta e dall’avidità, interpretato da un grande Armitage. Ottima poi la prova di Martin Freeman nei panni di un giovane Bilbo molto british, impacciato e insicuro, ma capace anche di grande intelligenza e coraggio nei momenti di bisogno. Come sempre invece meravigliosa la recitazione di Sir Ian McKellen nel ruolo di Gandalf, doppiato nella versione italiana dal’attore Gigi Proietti che sostituisce egregiamente il compianto e storico doppiatore Gianni Musy, scomparso nel 2011. Andy Serkis è di nuovo Gollum, qui non ancora governato del tutto dalla sua seconda personalità, e l’attore riesce a superarsi regalandoci un personaggio ancora più vero e triste.

Nel cast poi ritornano nomi quali il re degli elfi di Gran Burrone Elrond (Hugo Weaving), la dama di Lorien Galadriel (Cate Blanchett) e il capo degli stregoni Saruman (il grande Cristopher Lee), sempre ottimamente interpretati. Infine Sylvester McCoy è  Radagast il bruno, membro degli stregoni, che risiede a Bosco Atro, un po’ folle ma ben caratterizzato. Unica  pecca dei dialoghi del film è una frase di Saruman in cui afferma che Radagast fa uso di funghi allucinogeni per i suoi esperimenti, batuta facile e tutto sommato evitabile.

Sul piano tecnico il film segna un nuovo picco di qualità con una pellicola che viaggia in 3d a 48 fps che esalta ogni scena aumentandone incredibilmente il realismo e che aiuta una computer grafica davvero impressionante. La colonna sonora curata da Howard Shore delizia il pubblico con grandi pezzi orchestrali originali e altri tratti dalla precedente trilogia ma riarrangiati. Ottima poi anche la fotografia, soprattutto quando ci regala i magnifici panorami della Nuova Zelanda.

Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato non tradisce dunque le aspettative e aggiunge un tassello filmico in più al mondo incantato ideato dal geniale Tolkien quasi 80 anni fa. Grande ora è l’attesa per i rimanenti due capitoli, per sapere come continuerà il lavoro svolto da Jackson, ma soprattutto per veder proseguire il viaggio di  Bilbo, Gandalf e i nani guidati da Thorin per la riconquista del tesoro rubato dal malvagio drago Smaug.



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