Mercoledi, 28 giugno 2017 - ORE:21:08

Scaldate i motori: con Rush, la leggenda è di nuovo in pista

Rush

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Rush accompagna la storia di una rivalità sulle piste da corsa

Esistono film che hanno la capacità di farti appassionare a qualcosa che mai avresti immaginato. E’ il caso di Rush , il biopic di Ron Howard che racconta la rivalità leggendaria fra i piloti di Formula1 Niki Lauda e James Hunt, che riesce a tenere incollato allo schermo anche chi non ha mai visto un’auto da corsa.

La storia di uno sport adrenalinico e spietato

Il film riesce a ricreare perfettamente l’atmosfera degli anni Settanta, quando le corse automobilistiche erano un vero e proprio Far West: avventurose, pericolosissime (“Ogni anno 25 piloti partecipano al campionato…e due perdono la vita” spiega Lauda- Brühl), con belle donne e champagne a bordo pista.

La passione per la velocità viene raccontata, dosando sapientemente azione e melò, attraverso le biografie a specchio dei due protagonisti: il rigoroso Niki Lauda contro lo scapestrato James Hunt, dagli esordi in Formula3 fino al Gran Premio del 1976, quando Hunt strappò a Lauda il titolo mondiale al termine di gare passate alla storia, anche e soprattutto per il tragico incidente di Nürburgring, che lasciò per sempre sfigurato il tre volte campione del mondo.

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Straordinaria la somiglianza dei due protagonisti ai piloti: Chris Hemsworth, smessi i panni dell’eroe Marvel Thor da una bellissima prova di sé nei panni dell’inglese Hunt, perennemente scalzo e con la sigaretta incollata alle labbra, da vero playboy delle piste; Daniel Brühl ( già visto in Bastardi Senza Gloria di Tarantino ) ha messo finti denti sporgenti per impersonare l’austriaco Niki Lauda- lavoratore serio, rigoroso, pilota e insieme manager di se stesso e ingegnere, il ‘computer umano’, come lo chiamavano i compagni di scuderia.

Opposti in tutto ma accomunati dalla stessa travolgente passione, la loro competizione man mano acquista un sapore epico, fra l’Ettore e Achille della F1, l’apollineo austriaco e il dionisiaco inglese.

Fino ad arrivare a quel leggendario GP del ’76, dove nessuno sceneggiatore potrebbe competere con quello che successe davvero: Lauda che viene estratto dalle fiamme per miracolo che risale in macchina solo quaranta giorni dopo l’incidente dell’ Inferno Verde di Nürburgring, (dopo la gara dovette letteralmente strapparsi il sottocasco dalle ferite pulsanti ), Hunt che dopo aver ottenuto disperatamente un contratto con la McLaren si gioca il tutto per tutto sul circuito giapponese del monte Fuji, reso pericolosissimo dalla pioggia battente, e affrontando come un pazzo una curva dopo l’altra strappa il suo unico titolo mondiale.

Emblema di uno sport storico vissuto con sensazioni d’altri tempi

locandinaEroismo d’altri tempi: il film Rush celebra uno sport che non esiste più, quando erano ancora i piloti, non le auto, a vincere le corse, celebra la stima e il rispetto profondo che legavano i due dietro le apparenze – ma nemmeno troppo: memorabile la scena in cui Hunt picchia un cronista che aveva fatto a Lauda allusioni sul suo volto sfigurato.

Regia impeccabile, montaggio adrenalico, uso di filtri per dare l’impressione del ‘materiale originale’ d’epoca: 132 minuti con il fiato sospeso, con l’impressione di trovarsi lì, a bordo pista. Merito di un cast stellare (in cui segnaliamo orgogliosamente Pierfrancesco Favino) e di direttori tecnici non da meno, a partire dalla brillante sceneggiatura di Peter Morgan, nella sua seconda collaborazione con Howard dopo l’altro celebre duello Frost-Nixon, passando per la colonna sonora del pluripremiato Hans Zimmer fino alla stupefacente fotografia di Anthony Dod Mantle, che per aumentare il realismo (e il cardiopalma!) ha posizionato ben 16 ottiche in tutto il set- perfino dentro i motori!

“In fondo cos’è che facciamo” chiede Hunt a Lauda, nel loro ultimo incontro “se non guardare in faccia la morte e fregarla ogni volta?”

Ron Howard grazie a Rush si riconferma ancora una volta come un regista che ‘vale il biglietto’ (ricordate il suo premio Oscar- A Beautiful Mind?) con un film che è stato acclamato dalla critica come miglior pellicola sportiva nel suo genere, anche se in realtà la Formula1 diventa un pretesto per parlare di passione, di vita e di morte.



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