Mercoledi, 28 giugno 2017 - ORE:21:09

Ribelle – The Brave, Un passo indietro della Pixar


Sono parole che mai avrei voluto pronunciare dopo la visione di un film targato Pixar: scontato e poco originale. Questo è il primo pensiero che mi ha attraversato la mente, una volta finito di stare sulla poltroncina del multisala di campi bisenzio. Una gran delusione? Beh.. sicuramente non è un film che dopo 100 minuti ti fa tornare la voglia di ripensarci più di tanto. Ma veniamo alla trama:

Merida, una giovane ragazza dai capelli rossi, è figlia di un re ed una regina che detengono il potere sui quattro clan del continente. E’ inoltre un’abile arciera, amante del pericolo e sprezzante verso tutte quelle tradizioni che  in futuro dovrebbero incatenarla ad un trono in qualità di regina. La madre regina, di nome Elinor, è una vera spina nel fianco per la ragazza. Fissata con le buone maniere e con atteggiamenti altezzosi, cerca di disciplinare la figlia con ogni mezzo, tanto da farla arrabbiare in più occasioni. Il padre, che di nome fa Fergus, a differenza della madre ha lo stesso spirito di Merida; è un combattente e prova gusto per l’avventura, insomma.. la perfetta copia al maschile della figlia, se consideriamo anche lo stesso colore dei capelli (il rosso). Unico neo: gli manca una gamba, perchè gli era stata mozzata da Mordù, un orso gigantesco che è anche il principale antagonista del film.

La proiezione continua cosi per almeno una buona mezz’ora, alternando scene di scaramuccie tra madre e figlia e le scene simpatiche dei 3 fratellini più piccoli, che rubano in diverse occasioni i pasticcini della cucina. Poi arriviamo alle scene clou: Prima la figlia che manca ripetutamente di rispetto alla madre, oltraggiando e deridendo durante la competizione con l’arco i figli dei 3 clan pretendenti alla sua mano. Poi la madre, infuriata con la figlia, che le brucia l’arco a cui era tanto affezionata. Ebbene si, un film che fino al minuto 35 non riserva ancora grandi colpi di scena, se non qualche litigata in stile sophopera, alternata a delle scene cantate sulla voce di Noemi.

Insomma, guardo l’orologio e penso “Ma veramente ho speso 12 euro per una visione in 3d che non è neppure così esaltante?” Eh si, perchè da notare il fatto che il 3d, per come lo concepiscono attualmente, è totalmente marginale. Sicuramnte pochi effetti spettacolari e tanto fastidio per quelli occhialini, che ti disturbano la vista dopo poco.

Ma torniamo alle peripezie della giovane Merida. Ormai arriviamo al punto cruciale della storia. Madre e figlia arrivano a litigare a tal punto che, come già avevamo detto in precedenza, la madre le brucia l’arco. Allora Merida, prima squarcia la tela dove sono raffigurate lei e la madre (esattamente nel punto in cui lei e la madre si stanno prendendo per mano) e poi  fugge dal castello. In sella al suo fedelissimo cavallo, galoppa fino ad arrivare nel bel mezzo di una foresta. Arrivata in mezzo ad uno stonehenge, vede un fuoco fatuo, un simpatico spiritello dal colore blu, che la guida per una via fino a farle raggiungere una casetta nel cuore di una foresta (che fra le righe sembra quella degli orrori).

Arrivata alla casetta, Merida viene accolta da una vecchina, la quale si finge intagliatrice di legno. Questa vecchina in realtà è una strega e Merida la smarchera praticamente subito. Così la giovane ragazza prova a convincere la strega a fare un incantesimo per cambiare il suo destino, in modo che la madre cambi idea e non la costringa a sposarsi con uno dei figli dei clan pretendenti al trono. Detto fatto, la strega inizia il suo sortilegio e crea un dolce pasticcino da mangiare.  Successivamente spiega a Merida che, per far si che la sorti del suo futuro cambino, è necessario che la madre regina mangi il pasticcino. Una volta uscita dalla casetta, la strega fa intuire fra se che non ha spiegato nel dettaglio alla ragazza come funziona il sortilegio. Infatti il pasticcino porterà solo guai.

Merida, tornata a castello, finge di voler conciliarsi con la madre e la convince ad assaggiare il pasticcino. Elinor, una volta assaggiato il pasticcino, si trasforma in un orso gigantesco, ma con ancora la mente e la personalità della Elinor “educata“. In sostanza la normale Elinor imprigionata nel corpo di un orso gigantesco.  In questo punto le scene sono davvero divertenti, perchè la madre cerca di specchiarsi e si prende un coccolone; poi nella traformazione si ritrova senza vestiti e come ogni donna che si rispetti cerca di coprirsi con una tenda. Merida le fa notare che è totalmente coperta di peli e non c’è bisogno di vergognarsi.

Ad ogni modo Merida si rende conto di aver fatto una sciocchezza, poichè in questo modo la madre è condannata a morte. Infatti il castello è tappezzato di guerrieri appartenenti ai 3 clan e il padre Fergus ha un fiuto infallibile quando si parla di orsi. Infatti cosa succede? Il re si accorge della presenza dell’odore di un orso e inizia con 30 soldati al suo seguito a inseguire Merida e la madre orso.

Alla fine la giovane ragazza riesce a far scappare dal castello la madre orso, anche grazie alla complicità dei 3 fratellini, che prima depistano e poi bloccano Fergus e gli altri sulla cima più alta della torre. Così Merida e la madre si dirigono fino alla casetta della strega per sistemare la situazione.  E qual’è la sorpresa? La casetta è vuota e la maga se n’è andata. Cosi madre e figlia si avvicinano intorno al calderone, dove la strega aveva fatto il sortilegio. Le due capiscono che le cose si stanno mettendo male e versano le 3 ampolle  accanto al calderone per vedere cosa puo’ accadere. Una volta versate le ampolle nel calderone, si attiva una magia e appare lo spettro della strega, che informa che tornerà a casa solo la prossima primavera e che, per far tornare come prima la madre, dovrà “ricucire lo strappo dell’orgoglio subìto“. In caso contrario, la madre dopo 2 tramonti resterà per sempre un orso.

Da questo punto in poi Merida aiuta la madre a sopravvivere nella foresta. Le insegna come catturare i pesci e come crearsi dei ripari. Ma l’aspetto spiacevole di tutto questo è che la madre inizia veramente a comportarsi anche come un orso, a tal punto da non riconoscere per brevi istanti neppure più la figlia. Da qui si capisce che la madre si sta trasformando a tutti gli effetti in un vero orso anche nella mente. Così disperata per quello che sta accandendo alla madre, decide di spingersi con lei fino al regno di confine di cui parlano le leggende. In questo posto si ritrovano a cadere proprio nella sala centrale di un castello diroccato, dove trovano una raffigurazione in pietra dei 5 re antichi (da qui si intuisce che non è solo una leggenda ma che è una storia vera). Merida nota che la raffigurazione presenta uno squarcio gigantesco e così capisce che la strega aveva già venduto l’incantesimo ad uno di questi re (il quale aveva chiesto alla strega di avere la forza di 10 uomini). Ebbene Merida fa due calcoli e capisce che l’antico re cattivo di cui parlano le leggende adesso veste i panni di Mordù, l’orso antagonista di tutta la storia. Inoltre la giovane ragazza comprende le parole della strega per far sì che la madre torni umana. Dovranno infatti ricucire lo strappo che è stato fatto nella tela presente in camera di Merida.

Cosi madre e figlia tornano al castello e, distraendo le guardie, riescono ad arrivare alla camera di Merida. Sembra tutto fatto, la situazione si starebbe volgendo per il meglio, ma accade l’imprevisto! Elinor perde di nuovo il controllo e si lascia andare alla sua natura di orso, non riconosce più la figlia e inizia a fare troppo rumore. Viene così attirata l’attenzione di Fergus che irrompe nella camera e per difendere la figlia inizia a colpire con la spada la propria moglie (in versione orso).

Fortunatamente Elinor riesce a sfuggire dalle grinfie del marito e a recarsi nella foresta. Merida cerca invano di spiegare al padre che quella si tratta di Elinor e non di un orso, ma lui non le crede e la rinchude a chiave nella camera per evitare che si faccia del male. La giovane riesce a fuggire grazie ai soliti fratellini, che nel frattempo si sono tramutati anch’essi in orsetti, poichè hanno mangiato il resto del pasticcino avvelenato. Stavolta però Elinor viene inseguita fino agli Stonehenge e viene immobilizzata con un corda. Fergus la sta per uccidere, ma Merida riesce ancora una volta a difendere la madre, sfruttando le proprie abilità in combattimento. Alla fine, usando le maniera forti, Merida riesce a calmare tutti quanti, ma solo per poco poichè spunta Mordù che devasta tutto quanto. La giovane sembra spacciata, ma la madre Elinor la salva e riesce grazie alla propria arguzia a mettere il capitolo fine sull’orso cattivo. Mordù rimane infatti schiacciato sotto un masso enorme. Infine Merida sfodera della sella la tela appena ricucina e la pone sul corpo della madre che ritorna alla proprie sembanze orginali. Stesso discorso anche per i 3 marmocchietti che tornano anch’essi normali.

Veniamo al giudizio. Nel complesso la realizzazione grafica della Pixar è senza dubbio impeccabile. Un rendering fluido, quanto curato nel minimo dettaglio. Ma quello che viene meno ad un film del genere è proprio la mancanza di una trama fuori dagli schemi. Infatti il film risulta scontato e banale in troppe occasioni, nonostante il tentativo di appesantire il peso della trama con dell’umorismo nemmeno troppo riuscito. Oltretutto la parte cantata  e tutto l’entusiasmo iniziale dei primi 20 minuti è stucchevole e pure scontato per un bambino sopra i 10 anni. In questo modo il film ha giocato a carte scoperte sin da subito, senza mostrare quel piglio in più che la Pixar è sempre stata solita avere nelle ultime 3/4 produzioni. Nel complesso non si puo’ certamente dire che sia un film orrendo, non sia mai! Parliamo di una produzione costat milioni di euro e anni di lavoro per un team di oltre 1000 tecnici. Ma risulta un film certamente sottotono, visto che ricalca tutti quei luoghi comuni che ormai già tutti noi conosciamo. L’idea trasversale di voler mettere al centro la figura femminile che esce dagli schermi della tradizione, non basta per fare di esso un film eclatante. Servono le atmosfere giuste e i meccanismi per non far risultare scontato un titolo che sicuramente poteva svilupparsi più approfonditamente.



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