Mercoledi, 13 dicembre 2017 - ORE:21:44

L’Ora Nera – The Darkest Hour


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Recensione – L’Ora Nera (The Darkest Hour)

Ma è proprio vero che gli alieni sono i nuovi divi di Hollywood. Prendi un ambientazione inconsueta, metti un nuovo tipo di alieno invasore che devasta il mondo, ed ecco fatto un film cappa e spada. In effetti una novità sostanziale c’è veramente: il film l’Ora nera, meglio noto come The Darkest Hour, è stato girato a Mosca. Ma chiediamoci perchè proprio Mosca? Forse perchè semplicemente la regia si era stufata dei tipici paesaggi americani. Forse perchè i nuovi registi hanno pensato che fosse la meta ideale per far nascere un thriller futuristico sugli alieni. Mosca in effetti è una città dell’ est, fredda e all’apparenza inospitale. Forse hanno pensato che un’ambientazione del genere fosse più coinvolgente. E poi ammettiamolo! C’era bisogno di trovare un posto insolito, e Mosca è la metropoli perfetta, con quell’aria un po’ tetra e la gente apparentemente inospitale. Infatti anche nel film vediamo come tutte le persone del posto parlino solo il russo, e di conseguenza stranieri e turisti non possano far altro che disperarsi alla sola idea di chiedere delle semplici informazioni. Comunque, detto questo, un’altra perplessità che lascia spazio a dubbi, è come mai il cast sia così povero di attori famosi a livello internazionale (apparte il blasonato Emile Hirsch). Infatti ci accorgiamo sin da subito che sono presenti in maggioranza attori e produzione per lo più sovietica. E lo stesso film è stato girato dal regista Chris Gorak e prodotto da Timur Bekmambetov. Scusate l’arroganza, ma chi sono? Come si puo’ pretendere di ottenere dei buoni risultati, se non vi è un cast all’altezza e fondi limitati?

Ma veniamo alla trama:

Sean e Ben, due giovani imprenditori americani decidono di intraprendere la carriera di programmatori e, sviluppato un software di loro invenzione, arrivano a Mosca per venderlo: Sfortunatamente scoprono che la società coon la quale avevano preso accordi ha già comprato il loro software da un investitore svedese, che prontamente ha rubato loro l’idea. Depressi e disillusi, i due decidono di spendere i restanti soldi del viaggio in giro per locali in compagnia di belle ragazze, finchè non cominciano a verificarsi strani fenomeni e perdite di corrente. Il cielo diventa rosso e tutti corrono fuori per vedere cosa stia succedendo. Effettivamente stanno cadendo dal cielo degli involucri rossi, ce ne sono a migliaia. Sin da subito capiamo che questi involucri non porteranno nulla di buono; sono alieni venuti per sfruttare le risorse del pianeta terra e uccidere ogni forma di vita umana. E la particolarità sta proprio nel fatto che, una volta toccata terra, questi alieni diventano invisili, e si possono localizzare solo grazie all’elettricità.

Non voglio rovinare il giudizio su questo film, ma la messa in scena risulta veramente scadente. Sopratutto i banali stereotipi di patriottismo russo e americano rovinano quello che poteva essere un film modesto, ma quanto meno accettabile. Tutto sembra surreale e fuori da ogni logica. Non si capisce come mai infatti 5 ragazzi riescano a scampare il primo attacco alieno, chiudendosi semplicemente in uno scantinato. Stiamo parlando di alieni che registrano il calore corporeo via… è una storia che non sta in piedi sin dall’inizio. Ma l’aspetto più angosciante è il vedere soldati russi della resistenza che, prima si rifiutano di scortare i protagonisti verso la salvezza. Poi, dopo un discorso strappalacrime sui valori patriottici americani di Emile Hirsch, allora di decidono ad accettare.

Delle parole positive devono essere spese però nei confronti dell’attore protagonista, Emile Hirsch, famoso anche per il film Into the wild. Lui risulta l’unico appiglio per un film che ha avuto poco credibilità sin dai primi minuti.



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