Giovedi, 19 ottobre 2017 - ORE:02:02

Oscar 2013: i fratelli Taviani in corsa per l’Italia con “Cesare deve morire”


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L’Italia ha scelto. La commissione dell’Anica,  l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e multimediale, per conto dell’Academy, ha emesso il suo verdetto selezionando  “Cesare deve morire” dei fratelli  Paolo e Vittorio Taviani come film italiano in corsa alla nomination agli Oscar 2013 per il miglior film straniero. Il lungometraggio, già vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino 2012, sbaraglia l’agguerrita concorrenza delle altre 9 pellicole fra cui Reality di Matteo Garrone, vincitore del Gran Prix al Festival di Cannes, Bella addormentata di Marco Bellocchio, È stato il figlio di Daniele Ciprì, premiato a Venezia con l’Osella per la migliore fotografia e il premio Mastroianni a Flavio Falco (attore presente anche nell’opera di Bellocchio), il controverso Diaz di Daniele Vicari e Il cuore grande delle ragazze di Pupi Avati (incomprensibile la sua presenza).

La sola nomination finale manca all’Italia dal 2005, anno in cui “La bestia nel cuore” di Cristina Comenicini riuscì ad arrivare alle candidature finali, ma l’ultima vittoria è addirittura risalente al 1999, anno del trionfo de “La vita è bella” benigniana. Chissà se quest’anno sarà la volta buona.

Ma è ancora presto per cantar vittoria, le nominations ufficiali verranno rese note soltanto il 10 gennaio, per poi approdare alla cerimonia ufficiale il 24 febbraio, che forse quest’anno non si svolgerà come di consueto al Kodak Theatre di Hollywood, a causa della crisi che ha investito proprio la Eastman Kodak, sponsorizzatrice dell’edificio.

“Siamo felici, ed è solo l’inizio di un bel viaggio. C’è tanta strada da fare.”

Così i Taviani hanno commentato l’annuncio della loro candidatura, notizia che hanno ricevuto mentre erano sull’aereo che li stava portando negli Stati Uniti, dove parteciperanno, in concorso, al Festival di New York.

“Cesare deve morire” è la drammatica storia della messa in scena del  Giulio Cesare shakespeariano da parte dei detenuti del carcere di Rebibbia, i quali mettono sullo schermo, oltre alle vicende da copione, anche la loro faccia, la loro pena e le loro pene. Una sorta di docu-film, quindi, in cui i carcerati, che interpretano Bruto, Cassio, Cesare, Antonio e gli altri, faticano ad uscire dal proprio personaggio, anche chiusi nella propria cella continuano a portare quella ‘maschera’ che si sono e che gli hanno affibbiato, come in una rappresentazione pirandelliana. Ad un altro tema prettamente tipico dello scrittore siciliano rimanda anche la profonda riflessione che il film vuole suscitare, quella della funzione teatrale, che per un po’ permette di alienarsi da sé aprendosi ad un nuovo mondo, diverso dal proprio. Vediamo qui il teatro sotto una luce di grande importanza, che, grazie alla recitazione, permette quasi un’espiazione per i carcerati: chi emerge non è il criminale, ma il personaggio, la finzione. Il bianco e nero delle prove si contrappone ai colori della recita che però, avendo una conclusione, un ‘calate il sipario’, smaschererà forzatamente quelle vecchie illusioni e costringerà i propri personaggi a rinchiudersi nuovamente ognuno dentro la propria prigione, fisica e mentale insieme.

Grandi aspettative per questo lungometraggio dei fratelli Taviani, dunque, che però dovrà vedersela con avversari degni, quali i favoriti  Amour di Haneke (Austria), Palma d’oro a Cannes 2012, e il fortunatissimo Quasi amici di Olivier Nakache e Éric Toledano (Francia), già classificato come uno dei migliori film di sempre secondo IMBd.

Fra gli ‘outsider’ troviamo:

  • A perdre la raison di Joachim Lafosse (Belgio)
  • Children of Sarajevo di Aida Begic.( Bosnia-Herzegovina)
  • A Royal Affair di Nikolaj Arcel (Danimarca)
  • Barbara di Christian Petzold (Germania), Orso d’argento alla Berlinale, battuto proprio dai Taviani
  • Kon-Tiki di Espen Sandberg e Joachim Rønning (Norvegia)
  • 80 Million di Waldemar Krzystek (Polonia)
  • Sangue do meu Sangue di João Canijo (Portogallo)
  • Beyond the Hills di Cristian Mungiu (Romania), già premiato a Cannes
  • The Hypnotist  di Lasse Hallström (Svezia)
  • Sister di Ursula Meier (Svizzera)

E voi che ne pensate delle scelte? I Taviani riusciranno ad approdare alla cerimonia finale?



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