Martedi, 21 novembre 2017 - ORE:14:28

Love Actually, la prova che il cinema inglese ha una marcia in più


Love Actually
Quando arriva il periodo natalizio, vedere un film decente, che sia sul piccolo o sul grande schermo, diventa un’impresa ardua: il cinema italiano si impegna ogni Natale a sfornare cinepanettoni sempre peggiori, e Hollywood ha girato una manciata di film negli anni ’80 che da allora ci vengono riproposti tassativamente durante le feste. Ma, come al solito, la Gran Bretagna viene in nostro aiuto.

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Prendiamo Richard Curtis, sceneggiatore di tre dei più famosi film britannici (Quattro Matrimoni e un Funerale, Notting Hill e Il diario di Bridget Jones), e mettiamolo per la prima volta dietro la macchina da presa.

Prendiamo anche una decina tra i migliori attori inglesi, e diamogli un copione scritto dal sopracitato Curtis, in cui si racconta una storia natalizia contemporanea.

Da tutto ciò, nel 2003 è nato Love Actually, uno dei film natalizi migliori di sempre.

La pellicola, ambientata a Londra qualche settimana prima del giorno di Natale, racconta le vicende di numerosi personaggi, e in particolare le loro storie d’amore, tutte inestricabilmente intrecciate. Tutto inizia con Billy, ex cantante di successo ormai anziano, in procinto di incidere una canzone di Natale che si spera lo riporterà sulla cresta dell’onda. In diretta tv annuncia che, se la sua canzone arriverà al primo posto entro Natale sorpassando i Blue, canterà in tv completamente nudo. Così parte il conto alla rovescia verso il 25 dicembre, e le altre microstorie iniziano a delinearsi.

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Il capitolo Peter, Juliet e Mark – Peter e Juliet celebrano il loro matrimonio, al quale partecipano altri numerosi personaggi. Durante la giornata, Mark, il migliore amico di Peter, organizza varie sorprese alla coppia. Il problema è che i rapporti tra Mark e la neosposa sono sempre stati freddi, sebbene la ragazza non capisca bene il perché. Mark trascorre la giornata senza riuscire a distogliere lo sguardo dagli sposi, facendo quasi pensare che tra lui e Peter ci sia qualcosa oltre all’amicizia.
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Il capitolo Sarah – E’ l’anima sfortunata del film: lavora in un grande ufficio, a stretto contatto con un collega di cui è innamorata da sempre. Vorrebbe chiedergli di uscire, ma si imbarazza troppo, e inoltre passa la maggior parte del tempo a rispondere a un cellulare che non la smette di squillare. Un altro fidanzato, forse?

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Il capitolo Harry – Il capo di Sarah, Harry, vuole aiutarla, ma anche lui ha i suoi grattacapi: sposato felicemente da molti anni, non rimane indifferente alle avances di Mia, giovanissima e procace segretaria che di certo non nasconde il suo interesse per l’uomo.

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Il capitolo David – Il cognato di Harry, poi, è in una posizione davvero bizzarra: è appena stato eletto Primo Ministro per la gioia di tutti i cittadini, riesce a governare un intero Paese ma va nel panico quando si tratta di conquistare la cameriera di cui è innamorato, e si trova persino a interrogare il ritratto di Margaret Thatcher in cerca di conforto.

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E non è finita: tra i protagonisti delle altre storie troviamo due innamorati divisi dalla barriera linguistica, un bambino alle prese con la prima cotta, due controfigure di scene di sesso e un ragazzo pronto a tutto pur di raggiungere gli Stati Uniti, dove è convinto che farebbe strage di cuori.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

L’analisi – La pellicola è perfettamente confezionata: non scade mai nello stucchevole, il lieto fine non è assolutamente scontato e la visione suscita parecchie risate, causate dal solito, adorabile humour britannico da cui sono caratterizzati tutti i copioni targati Curtis. La colonna sonora è allegra e incalzante, trainata da grandi successi degli ultimi anni, ed è rimasta a lungo nelle classifiche internazionali, tanto da vincere due dischi d’oro.

Ma la parte vincente della pellicola la fanno gli attori, tutti pezzi grossi del cinema inglese visti e rivisti nei migliori film: Hugh Grant, Colin Firth, Alan Rickman (alias il professor Piton), Keira Knightley, Emma Thompson e addirittura Rowan Atkinson, meglio conosciuto come Mr Bean.

Love Actually


E un film del genere fa riflettere: perché nel nostro Paese non vengono prodotte pellicole così gradevoli? Mancano i fondi, le idee, gli attori? Dobbiamo metterci l’anima in pace: dall’altra parte della Manica, semplicemente, hanno una marcia in più. E su questo, c’è poco da riflettere.



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