Lunedi, 20 novembre 2017 - ORE:22:18

Lo Hobbit 3 – La battaglia delle cinque armate: la fine del viaggio

lo hobbit 3

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Con Lo Hobbit 3 siamo infine giunti all’ultimo capitolo della seconda trilogia Jacksoniana  uscito nelle sale carico di aspettative sulla sua conclusione, soprattutto per chi come me era rimasto alquanto deluso dal film La desolazione di Smaug.

Il secondo episodio era troppo votato all’azione e alla spettacolarità, era divertente ma allo stesso tempo lasciava un po’ di amaro in bocca la trama discutibile avuotata dell’epica tolkeniana. Con grande piacere, però, dopo aver visto La battaglia dei cinque eserciti il risultato è stato davvero piacevole.

la trama dettagliata del film Lo Hobbit 3

Dopo il furibondo scontro avuto con Thorin a Erebor, il drago Smaug è accecato dalla rabbia e dal desiderio di vendetta. Scatena così la sua furia sull’indifesa cittadina di Pontelagolungo, rea di aver concesso aiuto agli odiati nani. Il panico divampa come il fuoco del drago e la popolazione prova una disperata fuga via barca aspettandosi di essere guidata dal suo governatore, ma così non è.

L’avido politico, caricata la sua imbarcazione con tutto l’oro che poteva portare, tenta di fuggire dalla città in fiamme senza pensare a coloro che aveva promesso di proteggere. Non tutti però cedono al terrore.

smaug

Bard, una volta recuperato il suo arco, affronta coraggiosamente la bestia salendo sulla torre più alta della città. Con l’aiuto del figlio l’arciere scocca  una Freccia Nera: la stessa arma con cui anni prima Girion, antenato del giovane, aveva aperto una breccia nel petto del drago. Il dardo penetra nel cuore del mostro che, dopo un urlo straziante, muore precipitando sulla barca del governatore. Smaug il tiranno è finalmente morto.

Da subito la notizia della morte del malvagio serpente si diffonde rapida. I primi a sapere sono Thorin, Bilbo e gli altri nani nella Montagna Solitaria. I nani vengono raggiunti dai loro compagni che, insieme agli abitanti sopravvissuti, avevano ripiegato verso la spiaggia aiutati dall’elfa Tauriel. Il nano Kili e Tauriel si separano con la promessa di rivedersi ancora, l’elfa poi si dirige verso Gundabad insieme a Legolas: lì una nuova minaccia sta crescendo.

Subito dopo  Thranduil Re degli elfi e i suoi sudditi di Bosco Atro vengono a sapere della fine di Smaug e si dirigono verso la Montagna Solitaria portando soccorso agli uomini del lago rifugiati nelle rovine dell’antica città di Dale  guidati dal loro nuovo leader Bard l’ammazzadrago. L’aiuto di Re Thranduil però non è dettato dalla generosità ma dall’opportunismo. Lui, come Bard, avanza pretese su una parte del tesoro della montagna; ma mentre per Bard esso è vitale per la salvezza della sua gente, per l’elfo recuperare le gemme bianche pare solo una questione di principio sufficiente comunque a dichiarare guerra al nuovo Re sotto la montagna.

re folle

Nel frattempo ad Erebor Thorin  da giorni non è più lo stesso. Il re passa le sue giornate nell’immensa sala del tesoro ad ammirare il suo bottino e a dannarsi per ritrovare l’Archengemma di suo nonno Thror. La malattia dell’antico sovrano ha colpito ora anche il suo erede. Disposto a tutto per difendere ogni moneta della sua eredità, Thorin è pronto anche alla guerra, contando sull’aiuto dell’armata del cugino Dain dei Colliferrosi.

gandalf

Per impedire il peggio servirà ancora l’intervento del coraggioso e sincero Bilbo e del saggio Gandalf, sfuggito grazie all’intervento del Bianco Consiglio dalle grinfie di Sauron e i suoi spettri. Nascosto agli occhi del mondo l’Oscuro Signore ha ricomposto le sue legioni di orchi affidandole ad Azog e suo figlio Bolg, pronti a riportare l’oscurità sul mondo in nome del loro padrone, cominciando proprio da Erebor. Nessuno potrà tirarsi indietro contro l’oscurità e in un turbinio di scontri amore, morte e redenzione si affronteranno nel furore della battaglia.

Curiosità e commenti tecnici

gandalf e jackson

La battaglia delle cinque armate, dei tre capitoli, è quello con l’azione più sfrenata che occupa tre quarti della durata della pellicola. Rispetto però al suo predecessore la quantità è accompagnata pure dalla qualità.

Le coreografie degli scontri sono più in linea con quelle del Signore degli Anelli, come del resto tutta l’atmosfera del film che si avvicina molto a quella della vecchia trilogia. I combattimenti sono lunghi, dinamici e spettacolari con due vette qualitative altissime: lo scontro tra Bard e Smaug e quello del Bianco Consiglio (Elrond, Saruman e Galadriel) contro Sauron e gli spettri dei nove.

Un bel passo avanti rispetto all’azione chiassosa della Desolazione di Smaug. L’unico combattente che invece risulta ancora piuttosto irritante è Legolas/Bloom con sequenze di lotta anche qui troppo esagerate. Bloom inoltre risulta l’unico attore la cui recitazione non è all’altezza del suo ruolo perchè tutto il resto del cast svolge un lavoro di altissimo spessore.

Il comparto tecnico è ancora una volta eccellente: computer grafica, musiche ed effetti speciali sono come da tradizione il non plus ultra della tecnologia disponibile. Meraviglioso come sempre anche il lavoro dei costumisti.

I difetti dello Hobbit 3

Non è esente da difetti pure questo terzo capitolo. Infatti, sebbene la vicinanza al libro si respiri maggiormente, le libertà di trama prese precedentemente andavano risolte e concluse e questo non sempre è riuscito bene. Diverse vicende come quelle di Bard, Thranduil e Legolas vengono trattate in maniera sbrigativa ma ciò non è un male dato che erano state parti noiose del capitolo precedente e questo snellimento della trama ha giovato a questi personaggi. Molto bene anche un ritrovato Bilbo, non più solo impegnato col suo anello, ma di nuovo scaltro, genuino e coraggioso. Pure Thorin ha riacquistato dignità: in questo capitolo mostra tutta la sua follia e la successiva redenzione è esaltato da una regia più attenta e precisa.

In sordina passa invece la storia d’amore tra Kili e Tauriel, che finisce per palesarsi per quello che è: un clichè filmico. Inoltre, molti piccoli buchi di trama lasciano lo spettatore con la sensazione che manchi qualcosa, un tipico e fastidioso problema che in film così lunghi viene risolto nella versione estesa ma che non passa certo inosservato.

Questo ultimo capitolo non è un capolavoro ma una piacevole conclusione di un ciclo cominciato tredici anni fa. La saga dell’anello di Tolkien  è finita e sebbene con un po’ di malinconia dobbiamo ringraziare tra noi Jackson per questo  viaggio che nonostante qualche passo falso è stato comunque meraviglioso. Sia per noi che per il regista neozelandese è il momento di lasciare la Terra di Mezzo per altri lidi filmici.



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