Lunedi, 20 novembre 2017 - ORE:22:19

Jared Leto, da My so Called Life agli Oscar del 2014

my so called life jared leto

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Il primo Leto in My so Called life

Jared Leto è nato il 26 dicembre del 1976 in Louisiana, il suo primo lavoro, definito da lui stesso come “my coolest job” è stato fare il lavapiatti.
Oggi tutti lo conosciamo per l’Oscar appena conquistato grazie alla magnifica interpretazione di transgender in Dallas Buyers Club, oppure per il suo gruppo musicale, Thirty Second to Mars: se anche voi avete avuto una fase emo, se i vostri amici o i vostri fratelli hanno avuto una fase emo, siete sicuramente incappati in uno sbraitante Jared Leto con la cresta e le polsiere.

Io quando penso a Jared Leto penso prima di tutto a My so Called Life, poi a tutto il resto: alla musica, all’Oscar, al fatto che è anche un bravo regista ed è bravo soprattutto nei ruoli da perdente. Tutto questo però viene dopo.

La mia passione per Jared Leto iniziò un lontano pomeriggio dell’autunno del 2008. Ero bloccata in casa per la mononucleosi e avevo una milza gonfia come un pallone. Non potevo far altro che bermi brodini e guardare la tv.

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Prima di allora per me Jared Leto era principalmente il cantante di un gruppo simil-emo che aveva recitato in Requiem for a Dream, dove era un tossico con la passione per la zuppa di funghi, circondato da amici tossici, con una ragazza che più tossica non si può e una madre intossicata da una dieta a dimagrimento veloce dove la pietanza principale era costituita da anfetamine ad assorbimento rapido (Eh sì negli anni 90 le anfetamine erano ancora legali).
Non ci avevo mai prestato troppa attenzione per farla veloce.
Avevo finito tutte le puntate di Bananas in Pyjamas, Sesame English e avevo rispolverato perfino i vecchi episodi dell’Albero azzurro, studiare non era nei miei piani. Faceva freddo, fuori l’autunno imperversava con le sue lotte contro qualche riforma scolastica, la prima stagione di Gossip Girl (che avrebbe implicato l’inizio dello stile Upper East Side) era appena iniziata. L’uscita di qualche album degli Arctic Monkeys aveva prodotto l’odiosa moda dei vestiti attillati e io, in tutto ciò, oltre che malata, mi sentivo anche profondamente a disagio, sul serio, vedersi grassa e strizzata in maglietta modello Cicciobello non è piacevole.
Improvvisamente ho trovato, negli archivi di YouTube questa meravigliosa serie! My so Called Life: protagonisti Claire Danes e Jared Leto, anno di produzione 1994. Uno spiraglio di sopravvivenza delle maglie larghe forse c’era ancora, nella mia stanza.

Una serie tv atipica

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My so called life è stata una serie molto particolare nel panorama delle tv-series americane. È degli anni 90, e questo significa che il concept era quello del gruppo di amici liceali che vivono fantastiche avventure nei week end e si sbronzano alle feste. Ma aveva una particolarità, si discostava dagli altri show dell’epoca, come Melrose Place o 90210, perché mentre in queste ultime si parlava soprattutto di ragazzi ricchi, o benestanti, profondamente alla moda, indubbiamente fichi, quasi sempre giocatori d football o ragazzine pon pon, in My so Called Life i protagonisti non erano i ragazzi del muretto, i compagni di scuola che in Melrose Place venivano schivati perché sfigati, o non alla moda, quelli che venivano infilati a testa in giù nei cesti della spazzatura o a cui veniva rubato il pranzo.

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E la cosa migliore era che mentre in altre situazioni qualche sceneggiatore avrebbe creato una storia d’amore tra il bello e la sgobbona (come sarebbe successo pochi anni dopo in Kiss Me) o tra la ragazza pon pon e lo sfigato rock and roll (e qui bisogna menzionare the Breakfast Club), in My so called life questo gruppo di perdenti stava, appunto, tra perdenti, non si mischiavano mai agli altri e potremmo dire che sono stati i progenitori degli hipster di oggi.
Comunque tutte queste cose io ovviamente le ho sapute dopo, sul momento per me contava solo il fatto che c’era Claire Danese (a me piaceva particolarmente perché aveva personificato Beth in piccole donne nel 1994) e Jared Leto che stranamente era meno emo e con i capelli più unti. Lei si chiamava Angela Chase e aveva una famiglia quasi normale, Jared si chiamava Jordan Catalano, le sue origini erano calabresi e penso sia stato l’unico ruolo in cui sia stato quasi cattivo, e abominevole a tratti. Famiglia disastrata, passione per le droghe, una leggera dipendenza dal sesso e con un gruppo musicale grunge che, a rivederlo oggi, è un omaggio ai Nirvana.

I personaggi e i temi di My so Called Life

I cooprotagonisti erano un ragazzo di colore omosessuale Ricky, e la migliore amica di Angela: l’egoista e cocainomane Rayanne, capelli biondi, stile gotico e tanta cattiveria nel cuore.
Lo so state per dire: che noia queste serie con i ragazzini disadattati.
Il bello di My so called life è che, rispetto alle altre family series, inclusa anche Dawson Creek, l’omossessualità, la dipendenza dalle droghe e le violenze familiari erano una cosa con cui i personaggi vivevano e non venivano guardate con l’occhio bigotto e moralista delle altre rappresentazioni.
Per 19 episodi i protagonisti continuavano a fare feste nei garage, a fare cover dei Cure, dei Nirvana o dei Sonic Youth, a drogarsi a nascondere le proprie tendenze sessuali. I ragazzi rubavano ogni tanto gli alcolici, le ragazze si mettevano vestiti larghissimi (cosa che io amavo) si tagliavano i capelli a caschetto e usavano tinte improponibili.

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Ogni tanto spuntava qualche festa a casa di tal Dino, a volte Dino invitava tutti a fare la grigliata oppure dava consigli a distanza, purtroppo, Dino, non si è mai visto e questo mistero intorno alla sua figura mi è sempre pesato tanto.
Comunque tutto ruotava intorno a Angela/Claire e Jared/Jordan: loro erano la coppia, i fidanzatini che si mollavano e si riprendevano una puntata si e l’altra pure. Lei imbranata e insicura, lui troppo disastrato per poterle stare dietro e anche un po’ cafone.

19 episodi di tradimenti, antidepressivi, ragazze madri e grunge commercializzato, unito ovviamente a un promiscuo consumo di pizza del discount.
Ogni tanto Jordan provava a tirare fuori qualche perla esistenziale, in una puntata si esibiva in una cover pietosa di I wanna be sedated dei Ramones; qualche volta emergeva la dimensione esistenziale dei personaggi: erano tutti soli, alla fine, non c’era un gruppo ben definito e anche le amicizie contavano poco (Rayanne era davvero spietata con Angela).
La serie fu accolta molto bene dalla critica, un po’ meno dal pubblico e fu cancellata alla fine della prima stagione.

Forse è stato meglio così, probabilmente alle lunghe si sarebbe trasformata nel solito polpettone in cui si trasformano tutte le serie. Se chiudo gli occhi e penso a come sarebbe potuta andare avanti, mi piace pensare che alla fine Jordan smette di fare il cafone e Angela smette di essere così insicura e magari stanno insieme nella profonda provincia americana e hanno messo su qualche chilo di troppo.

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Quando ho saputo degli Oscar ho pensato alla sua grande interpretazione in Dallas Buyers Club, ho pensato a Mr Nobody, film del 2009, ambientato in un futuro distopico dove Jared Leto è l’unico uomo rimasto mortale dopo che il genere umano ha scoperto il segreto dell’immortalità. Ripercorre tutta la sua vita facendo scatti temporali, a volte è un po’ onirico. Generalmente abbastanza triste.
Ho pensato che mi è piaciuto anche in Lord of War e che mi ricorderò per sempre che volevano che recitasse in Titanic, ma non si presentò alle audizioni.

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Si ho pensato tutto questo ma se devo essere sincera, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il flash di un giovane Jared/Jordan, con la camicia a quadrettoni che entra dalla finestra nella stanza di un’ignara Angela e la sveglia in maniera molto poco gentile.



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