Sabato, 29 aprile 2017 - ORE:01:23

Guardare 300 – L’alba di un impero è rivivere uno sbiadito dejà vu

Guardare 300- L'alba di un'impero

Guardare 300- L'alba di un'impero

Il primo 300 di Zack Snyder è stupefacente

«Il mondo saprà che degli uomini liberi si sono opposti a un tiranno, che pochi si sono opposti a molti e, prima che questa battaglia sia finita, che persino un dio-re può sanguinare» (Leonida I)

Confesso che  il primo 300 mi è piaciuto davvero tanto: sia per la sua fedeltà al materiale cartaceo originale di Frank Miller sia per il suo essere un film esagerato sotto ogni aspetto, come per l’uso esasperato dei colori digitali per renderlo un fumetto in movimento e del rallenty per enfatizzare gli spettacolari e truculenti combattimenti da litri e litri di sangue virtuale. Ho apprezzato anche l’estremizzazione della caratterizzazione (per certi aspetti molto discutibile) di Sparta e della Persia, i loro uomini,  le loro differenze e soprattutto i rispettivi sovrani: il dio re Serse e il re guerriero Leonida.

La forza di questo film è che era unico nel suo genere…”era”, appunto. Quando ho scoperto che dopo ben sette anni usciva un seguito il sesto senso mi aveva già messo in guardia, ma fino all’ultimo volevo pensare positivo. Ahimè non è bastato. Vediamo dunque cosa non è andato in questo “midquel” firmato dall’ israeliano Noam Murro, uscito il 6 marzo nelle sale italiane.

300

Leggiamo la trama del midquel di Murro

Poco prima che la flotta spartana raggiunga il resto della lega peloponnesiaca nella battaglia di Salamina, la regina Gorgo (Lena Headey), moglie del defunto re Leonida racconta ai suoi uomini le origini del conflitto tra la Grecia e la Persia e di come si fosse giunti fino all’odierno scontro.

temistocle

Dieci anni prima il re Dario di Persia, invidioso della libertà greca,  aveva tentato la conquista della penisola sbarcando a Maratona con un ingente esercito, sicuro di vincere ed assoggettare facilmente quella terra. Ma il suo errore di valutazione gli sarebbe costato molto caro. Un giovane soldato greco, Temistocle (Sullivan Stapleton), propose di attaccare lo stanco esercito persiano quando fosse stato intento a sbarcare: la sua intuizione, seppur azzardata, fu decisiva. Colti alla sprovvista i Persiani furono sbaragliati dalle truppe greche e, nonostante la superiorità numerica, la fuga si rivelò l’unica soluzione. Proprio quando Dario aveva iniziato la ritirata, Temistocle, impugnato un arco, scagliò una freccia, che si rivelerà letale, contro il tiranno che cadde tra le braccia del figlio: il principe Serse, interpretato da Rodrigo Santoro.

Una volta rientrato in patria Dario ormai morente sconsigliò a suo figlio di muovere di nuovo guerra ai Greci, solo gli dei potevano sconfiggerli. Serse sconvolto dal dolore cadde vittima delle trame di Artemisia, una splendida Eva Green, affascinante guerriera a capo dell’esercito persiano.

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Artemisia era di origini greche. Vide la sua famiglia e la sua vita distrutte dagli opliti greci e solo la pietà di un messo persiano la salvò dalla morte. La donna cresciuta come un soldato, meditando la vendetta contro la sua patria natale, convinse Serse che il suo destino non fosse quello di un semplice sovrano, ma di un dio. Dopo mistici rituali orientali prese vita un nuovo Serse: un essere di pura malvagità disposto a qualunque cosa pur di sottomettere la Grecia.

Temistocle, diventato intanto massimo stratega di Atene, era riuscito a convincere i suoi concittadini a non negoziare con la Persia ed anzi ad affrontare faccia a faccia i rivali in mare davanti a capo Artemisio. Assoldare le altre città-stato ad unirsi alla battaglia era, però, un’impresa altrettanto ardua. Sparta non concesse nessuna nave della sua flotta: re Leonida era impegnato con 300 soldati alle Termopili per arrestare le truppe persiane. Le altre città inviarono solo una manciata di navi e tutto il peso della guerra gravava ora su Atene e sul suo stratega. Il brillante guerriero greco avrebbe dovuto sfoderare tutta la sua intelligenza e la sua forza per contrastare le immani forze nemiche, un’ impresa titanica dato che alla guida della flotta c’era Artemisia. Dopo mastodontici scontri navali e frenetici arrembaggi, la resa dei conti per la libertà greca si terrà a Salamina, se la flotta greca perdesse, con essa affonderebbe pure il sogno di Temistocle di una Grecia unita.

Ma guardare 300 – L’alba di un impero non dà la stessa soddisfazione

300 300-L’alba di un impero eredita tutto dal suo predecessore ma il risultato ottenuto non è lo stesso. La veste grafica è sicuramente più bella di quella vista sette anni fa ma è l’unica miglioria di questo secondo capitolo. Di azione ne abbiamo a tonnellate, ma gli scontri sono uguali tra loro e l’uso del rallenty, dosato saggiamente nel primo capitolo, è qui invece abusato. Praticamente, è presente in ogni sequenza di combattimento e alla fine risulta stucchevole e fastidioso. Non basteranno delle tamarrate come lanciarsi a cavallo in una battaglia navale a fare la differenza. A Murro non basta copiare per rievocare i fasti di Snyder. La trama e i personaggi andavano poi sfruttati meglio, gli ateniesi ad esempio non sono diversi dagli spartani se non che indossano un mantello azzurro invece che porpora. Temistocle poi come protagonista  non è all’altezza del Leonida di Gerard Butler, che grondava carisma da tutti i pori.

Stapleton non ha le caratteristiche per far risaltare il leggendario stratega ateniese e, complici i dialoghi molto meno ispirati di questo capitolo, la sua figura è piatta e ogni frase che pronuncia è sempre la solita manfrina sulla giusta guerra in nome della libertà (puzza di retorica americana lontano un miglio). Pure Leonida ne pronunciava in 300, è vero, ma con tono assai più epico e soprattutto non ogni volta che apriva bocca. Meglio la bellissima Eva Green nella parte della spietata e scaltra Artemisia, forse un po’ congelata nella stessa espressione ma visto il personaggio è comprensibile. La sua figura però toglie a Serse quell’aura divina che possedeva nel primo, la sequenza più ispirata del film resta lo stesso la nascita del dio re. Il resto del cast pure si merita la sufficienza.

I dati tecnici

Il comparto tecnico come già accennato si difende bene, anche se il 3d è praticamente inutile, meglio invece la tecnologia Imax che ne esalta la resa visiva. La colonna sonora è buona eccetto per il fastidioso motivetto orientaleggiante che precede ogni scontro.

Guardare 300 – L’alba di un impero porta ad imbattersi in uno sbiadito dejà vu del primo 300, privo della sua carica epica, un mero tentativo di marketing per battere cassa. L’onda andava cavalcata subito però, le aspettative ora sono più alte. Miller vuole cinque capitoli per il suo fumetto, ad ora sono solo due, ma se questo significa altri tre film come questo, meglio spendere i soldi dei biglietti in altro.



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