Giovedi, 27 aprile 2017 - ORE:12:53

Non si può essere seri a diciassette anni. Giovane e Bella, il nuovo film di François Ozon

giovane e bella

giovane e bella

Il personaggio di Isabelle visto nella sua doppia vita, i suoi silenzi, nel suo essere giovane e bella

Isabelle ha diciassette anni, proviene da una famiglia borghese che non le fa mancare nulla, vive a Parigi, ha una madre tranquilla, un patrigno che non tenta mai di imporre la propria autorità, un fratello minore che è quasi un amico.

Isabelle ha diciassette anni, frequenta il Liceo e studia Rimbaud, è silenziosa e guarda il mondo con grandi occhi malinconici. Isabelle ha diciassette anni e si prostituisce, quasi ogni giorno, usando lo pseudonimo di Lea, con uomini molto più grandi di lei, cede il suo essere giovane e bella (appunto) per 300, a volte 500 euro.

Come diceva Rimbaud, e ripete la stessa protagonista durante una lezione di letteratura: “Non si può essere seri a diciassette anni”, eppure Isabelle non ha niente della giovane avventata, famelica di esperienze e di vita. Non parla quasi mai, non ride quasi mai, non esce quasi mai. Ha delle amiche che sono semplicemente conoscenti, non è particolarmente interessata ai soldi e a quello che la circonda in generale. Si muove per le strade di Parigi, nella metropolitana, in casa sua, come uno spettro, impassibile e algida, quasi anaffettiva.

Ha il primo rapporto sessuale, o se proprio dobbiamo essere sinceri, lo subisce, durante le vacanze al mare, ma lo tiene nascosto a tutti, non ne parla, e forse è proprio a causa di questa esperienza che inizia la sua doppia vita: la vita di una sconosciuta donna sui venti anni, che si chiama Lea e si prostituisce. Come la Catherine Deneuve di “Bella di giorno” di Bunuel, la giovane non lo fa per cose materiali, per comparsi oggetti, lo fa perché le piace, le piace essere considerata uno strumento nelle mani di qualcun altro, lo fa per darsi un valore forse, per aggirare il dolore di un padre che l’ha abbandonata per un’altra famiglia, lo fa per dare una smossa alla sua esistenza così apatica e priva di espressione.

giovane e bella

Isabelle/Lea aspetta. Osserva ciò che le accade come se non fosse lei a viverlo

Ma chi è davvero Isabelle, la giovane, silenziosa, seria liceale, o l’algida quasi asettica Lea? Perché si comporta così? Perché si getta nelle braccia di altri uomini, si fa usare, a volte maltrattare, per poi lavarsi con furia per mandare via ogni presenza dell’altro dalla pelle. Perché non reagisce alle situazioni che la vita le mette davanti. Nemmeno quando viene scoperta da segni di pentimento, o di rabbia, non si difende, non si scusa,non dà spiegazioni, come dice la madre.

Non cerca di riparare la situazione. Aspetta e basta. Aspetta e ascolta i problemi delle compagne di scuola, come una bambina si butta tra le braccia del primo amore, un po’ imbranato, continua a dormire nella sua camera con la carta da parati a rose, esce poco, non accetta gli inviti, non si trucca, indossa sempre maglioni che nascondono le forme e il solito eskimo. Non provoca, non seduce, ma è conturbante, in maniera terribile: negli sguardi, nel modo di parlare, di rimanere a bocca aperta, di fumare. La cosa peggiore è che quasi non se ne accorge, è la sua essenza, il suo essere “Lea” che ogni tanto emerge, quasi come un doppio, nei vari momenti della vita.

Isabelle che vede Lea, Lea che vede Isabelle

Ozon sbircia nella vita di un’adolescente, ne indaga le sfumature e le contraddizioni.

Ozon con maestria entra nella vita di questa adolescente, la fa parlare anche quando non dice niente, la spia in maniera terribile, ci mostra il suo doppio: Isabelle è Lea e Lea è Isabelle, entrambe sembrano respingersi e attrarsi. Lea appare davanti a Isabelle tutte le volte che dopo gli amplessi si specchia, la scruta quasi con rimprovero quando perde la verginità, la osserva svegliarsi in una camera di un albergo.

Isabelle appare a Lea nei momenti di solitudine, a scuola, alle feste con i suoi coetanei. Entrambe sembrano volersi dire qualcosa. Entrambe vorrebbero sopraffare l’altra, Isabelle cerca disperatamente di essere l’adolescente che gli adulti vorrebbero vedere, ma proprio in questi momenti Lea emerge, inesorabilmente, spingendola verso situazioni e uomini che lei stessa ripudia, ma da cui è tremendamente attratta.

Lea forse sa di sbagliare, va avanti, ma negli attimi di debolezza si lascia andare, per far respirare la ragazzina che ha dentro. Chi vincerà alla fine? Francois Ozon (se vuoi leggere un altro articolo sul cinema francese clicca qui) non ce lo dice, sembra quasi non volerlo sapere, abbandona la protagonista in una delle tante scene in cui il suo essere doppio, ambivalente, la scruta, la guarda, la rimprovera forse, le mette dubbi e poi se ne va.



Fate sempre attenzione! di ldgsocial
Pubblicato da:
Tempo stimato di lettura: 4 minutes, 46 seconds
Scrivi la tua opinione


  • Ti potrebbe interessare

  • Link che ci piacciono

    Copy to clipboard Update my DFP setup
  • Leggi qui

  • Consigliato

Eccetto dove diversamente indicato, i contenuti di Studionews24 sono rilasciati sotto Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia License. Tutti i contenuti di Studionews24 possono quindi essere utilizzati a patto di citare sempre studionews24.com come fonte ed inserire un link o un collegamento visibile a www.studionews24.com oppure alla pagina dell'articolo. In nessun caso i contenuti di Studionews24.com possono essere utilizzati per scopi commerciali. Eventuali permessi ulteriori relativi all'utilizzo dei contenuti pubblicati possono essere richiesti a info@studionews24.com.