Giovedi, 27 aprile 2017 - ORE:12:52

Elogio della purezza: le Meraviglie

Le meraviglie

Le meraviglie

Terra bruciata dal sole, api e miele: Le Meraviglie

La macchina da presa si muove in maniera impercettibile attraverso lo spazio e il tempo. Alice Rohrwacher evoca luoghi naturali e modi di affrontare la vita che si radicano nel passato, cercano di intrappolarlo o quantomeno di preservare quello che ha di importante. La regista osserva e riporta tutto in maniera pura, senza giudicare: cerca di far emergere nello spettatore la sensazione che quei tempi lontani sono quasi un rifugio, un nascondiglio da un presente spietato, corrotto e senza spontaneità.

Il film della Rohrwacher è un viaggio nostalgico in luoghi abbandonati a se stessi: un casolare diroccato, una campagna brulla e cotta dal sole e un laboratorio fatiscente per la lavorazione del miele. Sullo sfondo c’è il mare, azzurrissimo, con un’acqua che dà respiro alle scene.

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Tutti questi luoghi fermi e cristallizzati nella memoria riprendono vita nella rievocazione di vicende passate nel loro studio fino alla dissolvenza finale, quasi un ritorno al presente che la regista usa come ellissi temporale. Come un piano sequenza veloce e intenso che si stacca completamente dalle vicende rappresentate.

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Riassumere il film è impossibile. La pellicola scava nel profondo non solo con le immagini di una bellissima campagna toscana, con il ritratto di una famiglia disfunzionale e incasinata, ma dignitosa e colta. Wolfgang è una sorta di orco, un padre padrone, imperfetto: sotto l’apparente durezza nasconde l’animo di uno che desidera solo salvare ciò che ama di più dalla corruzione dei tempi, da una società che consuma come una locusta senza darti niente in cambio. L’uomo si mette in contrasto con tutti gli altri contadini maremmani ignoranti e sottoposti all’incertezza della vita: vi si oppone con la sua voglia di vivere senza schemi, con la sua cultura che emerge sporadicamente ma in maniera decisa.

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Wolfgang si oppone alla televisione, la nemica dai colori artificiali metallizzata e cerulea, con la sua essenza da bruto dove dominano il verde, il colore della terra e il colore dorato del miele.

E alla fine ci sono loro: Gelsomina e Marinella. Bambine alla fine degli anni ’90 prede facili per quella società che corrompe. Chissà che fine hanno fatto. Gelsomina forse è scappata dal controllo ossessivo del padre o forse continua a farsi camminare api sul viso. Chissà se Marinella è riuscita a trovare una propria identità, se l’ha incontrata con la sorella o ognuna, alla fine, ha intrapreso un cammino distinto e solitario.



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