Domenica, 20 agosto 2017 - ORE:09:46

To Rome with Allen


La frase esce proprio dalla bocca dello stesso Woody Allen che, ormai sulla soglia degli ottant’anni, qualcosa da dire ce l’ha sempre, ma, come nel suo stile, senza la pretesa di insegnare niente a nessuno. E allora eccolo di nuovo al lavoro, il leggendario regista/sceneggiatore/attore/clarinettista/ e chi più ne ha più ne metta da un film all’anno, che questa primavera è tornato sul grande schermo con ‘To Rome With Love’, ridente film ambientato nella ‘nostra’ Città Eterna ripresa dallo sguardo eternamente classico di chi ci passa le vacanze. Abbiamo quattro storie: Jesse Eisenberg, giovane studente di archittettura, si invaghisce di Ellen Page, migliore amica della sua ragazza, e viene consigliato da Alec Baldwin; Woody Allen, produttore discografico ormai tristemente in pensione, e la moglie Judy Davis, a Roma per incontrare la figlia, vengono in contatto con il futuro consuocero e la sua brillante voce da opera lirica; il signor nessuno Roberto Benigni diventa improvvisamente (ed inspiegabilmente) una celebrità asserragliata dai giornalisti; una giovane coppia appena trasferitisi a Roma da Frosinone incappa nei problemi di una grande città, lui sedotto da Penelope Cruz, lei frequentatrice dei suoi idoli cinematografici. Tutto contemporaneamente sullo schermo, storie parallele che scorrono vicine senza incontrarsi, e come leit motif non l’amore, ma il desiderio o il rifiuto del successo, della notorietà, tutto nella cornice dell’affascinante Roma. Scelta sorprendente per Allen, questa, che da sempre ha dichiarato il suo amore a Venezia, omaggiata ai tempi di ‘Tutti dicono I love you’. Ma appunto, forse i tempi sono cambiati anche per lui, forse anche noi semplici spettatori dobbiamo lasciare per un attimo da parte gli anni degli omaggi alla Hollywood d’oro, della commedia sofisticata, pulirci occhi, orecchie e cervello e accettare questa nuova commedia per quel che è, una cartolina vivace e colorata di un mondo preso nel suo lato più esotico, in cui antico e moderno si intrecciano e convivono quotidianamente senza che nessuno ci faccia caso.

Ritroviamo svariati temi a lui cari, come l’indagine psicologica o la ricerca di una affermazione.

Emblematico è il caso di Benigni, un perfetto impiegato qualunque che in un secondo si ritrova assediato da giornalisti curiosi di conoscere ogni particolare più intimo, insignificante ed inutile della sua vita, dalla colazione consumata abitualmente al tipo di intimo indossato. Scavalca addirittura i 15 minuti di fama di cui parlava Worhol, che ora diventano oltretutto vuoti ed insignificanti; e per quale motivo poi? Se lo chiede anche il nostro Roberto, preso dallo sconforto: “Ma io, perché sono famoso?” “Lei è famoso perché è famoso“ gli risponde il suo autista.

Si sente che gli anni passano anche da un’altra frase, stavolta fatta pronunciare ad Alec Baldwin: ciò che lo tormenta è ‘la malinconia di Melpomene’, citata precedentemente anche in ‘Sturdust Memories’ e che Woody stesso così ci spiega in un’intervista: «Veramente “malinconia di Melpomene” è un’invenzione del doppiatore, l’espressione che ho inventato io viene dal poema “Ozymandias”, di Shelley, dove si parla della statua colossale di Ozymandias che si sbriciola lungo i millenni. Insomma non c’è nulla che significhi qualcosa, la vita non ha senso e la tristezza che ti viene quando cominci a pensarci è quella che io ho chiamato “Ozymandias Melancholia”». Ed è quella che prende anche l’affermato ma ormai venduto architetto Baldwin il quale, mentre gironzola per le strade di Roma pensando al passato, finisce per perdersi, proprio come Owen Wilson in ‘Midnight in Paris’, e per incontrare se stesso, ancora giovane, ancora ingenuo. Ripercorrendo la storia di Jack, cioè la sua vecchia storia, con il giusto distacco e la giusta consapevolezza dati dal tempo, cerca di dare consigli a quel ragazzo che ancora non sa, avvertendolo con un sorriso carico di conoscenza sull’artificiosità delle parole e delle false promesse. Se una cosa ti sembra troppo bella per essere reale, è perché infatti non lo è, appunto.



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