Martedi, 30 maggio 2017 - ORE:10:33

Tim Burton e le ombre dell’uomo: Dark shadows e Sweeney Todd


Vampiri dalla forza incontrollabile in stile Twilight, un bambino che sembra quello de ”il sesto senso” e vede i fantasmi, un licantropo, la maledizione di una strega che aleggia nel castello di una famiglia di nobiltà decaduta, passaggi segreti, sangue che cola dalle pareti: non manca niente del repertorio horror in questo film, tanto che da questo elenco si potrebbe pensare ad un ammasso informe e kitsch creato dalla mente di uno svitato. Se non che l’horror non è horror, ma sfiora la parodia ( forse un po’polemica) di generi ormai stereotipati ed è spesso fonte di –volute- risate ovviamente di suono diverso da quelle degli ormai storici Scary movies; perché il regista è pur sempre Tim Burton.

Chi non avesse mai visto un suo film si troverebbe disorientato di fronte a questo oggetto, così ”pieno”, infarcito di temi e generi e rischierebbe di prenderlo inizialmente sul serio.

Personalmente-oltre a Johnny Depp ed Helena Bonham Carter, ovviamente- ho intravisto degli elementi e degli schemi che lo accomunano al lavoro del 2007: Sweeney Todd, film “scarno” (esclusivamente nel senso che c’è una sola vicenda principale che lo spettatore può seguire senza interruzioni, come dalla Poetica in poi si conviene ad una tragedia riuscita), seppur opposto all’ultimo lavoro, straripante e comico. “A me piace quando c’è un cocktail di luci ed ombre, dramma e umorismo, tristezza e passione. È quello che amo perché quello che tu provi tutti i giorni, costantemente, è un mix di emozioni diverse. E questo per me è stato il divertimento e la sfida del film, il mischiare tutte le emozioni.” , dice Tim Burton in un’intervista.

Mi limiterò nel confronto in modo da non svelare alcun finale ,promesso. Innanzitutto l’elemento della vendetta(”I will have vengeance, I will have salvation”canta Sweeney nel suo delirio): separato dalla moglie Lucy su cui aveva messo gli occhi il giudice Turpin, che si prende anche la figlia Johanna, e da lui incarcerato ingiustamente, Benjamin Barker torna dopo anni di cattività, buio e solitudine nella squallida Londra di metà Ottocento a bordo di una nave sul Tamigi. Alla notizia della scomparsa della moglie, decide di diventare Sweeney Todd. Ed ha sete di vendetta per quell’amore strappatogli via: uccidere il giudice Turpin, facendogli “la rasatura più accurata della sua vita” sarà la sua unica missione.

Ed è proprio con l’inquadratura di una nave che inizia Dark Shadows: la famiglia Collins salpa da Liverpool per l’America, in cerca di un futuro migliore.

Angelique(la fantastica Eva Green) , serva e amante innamorata di Barnabas (Johnny Depp) che non la ricambia, si rivela una strega e dimostrerà tutto ciò di cui è capace una donna malvagia ossessionata da un uomo, spingendo con un sortilegio la moglie di lui al suicidio, tramutandolo in un vampiro e rinchiudendolo per due secoli in una bara. Al suo risveglio farsi amare o rovinargli nuovamente la vita, queste le intenzioni di Angelique: vendetta anche qui dunque, ma per un amore non ricambiato.

Anche qui un ritorno, un riemergere dal buio del protagonista-stavolta non solo interiore, ma reale – “un trip lungo duecento anni”, secondo gli hippies che incontrerà. Barnabas viene infatti dissotterrato negli anni Settanta-nel 1972 per la precisione- ed osserva la realtà che lo circonda. L’adozione di un punto di vista desueto avvia un meccanismo di straniamento che porta ad un raffinato comico.Anche la fotografia e le colonne sonore contribuiscono al comico, riprendendo in certi momenti gli stilemi dell’horror: ad esempio la cera rossa di una lampada a lava diventa sangue agli occhi di Barnabas.

Il sangue di Tim Burton non è mai realistico: in Sweeney Todd è di un rosso così acceso che sembra voler vivacizzare il colore grigio delle scene. In Dark Shadows i colori non mancano, ma è il sangue il filo conduttore di tutta la storia, che inizia e si conclude con la voce fuoricampo del protagonista che pronuncia frasi che hanno a che fare con esso: legami di sangue all’interno della famiglia, il sangue pompato da un cuore innamorato, il sangue della morte e della rinascita.

Consiglio dunque questo film a chiunque abbia amato il demoniaco barbiere di Fleet street e gli altri film di Tim Burton, a chi non avesse mai visto un film di Tim Burton, a chi vuole godere della performance di ottimi attori, effetti speciali e momenti horror, a chi piacciono le storie d’amore, a chi vuole farsi quattro risate e magari anche riflettere in controluce sulla famiglia di oggi, quindi anche sulla società di cui essa è nucleo primario. Paura che la propria bellezza sfiorisca, sete di denaro e potere, adulterio, incomprensioni familiari: queste le vere Dark shadows, non quelle in cui sono costretti a vivere i vampiri. Anni Settanta, sì, ma anche, e forse ancora di più oggi.

“it’ s man devoring man, my dear, and who are we to deny it in here?”



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