Martedi, 25 aprile 2017 - ORE:06:42

The Woman in Black, Daniel Radcliffe

The Woman in Black

The Woman in Black

Recensione The Woman in Black:

Arthur Kipps, giovane padre vedovo, viene inviato in una casa isolata col fine di raccogliere tutti i documenti che vi si celano da quando la proprietaria, Alice Drablow, ha perso la vita. In un luogo nel quale tutti si dimostrano ostili, l’apparizione di una donna vestita di nero renderà sempre più angosciosa la vita dell’uomo e strani avvenimenti inizieranno a verificarsi.

Non dirò altro, a voi il verdetto!

Splendido ritorno della promettente fenice Hammer, finalmente risorta dalle ceneri.

Premetto che non sono amante del genere e raramente un trailer a tinte horror mi spinge a sedermi nell’oscurità della sala su di una poltroncina, ma James Watkins con la sua regia lineare ha dipinto una tela dai toni forti, intingendo il pennello con audacia e astuzia sin dalle prime scene, cadendo raramente nei cliché.

Niente affatto pretenzioso, lontano da SPLATTER, fiumi di sangue, giovane carne da macello e dal 3D che affligge le mentalità più romantiche e tradizionaliste, The Woman In Black (che fortunatamente ha conservato il titolo originale) gioca con la psiche dello spettatore, in una sfida all’ultimo sobbalzo, spingendolo a urlare, a ritrarre lo sguardo e a sospirare.

La campagna inglese, piovosa e cupa, quasi lugubre ed a tratti spettrale non avrebbe potuto che essere la location migliore per ospitare una creatura tanto malvagia. Credibile ed affascinante Daniel Radcliffe nei panni del notaio Arthur Kipps, che ha ormai smesso i panni del maghetto e sostiene il film con uno sguardo tra il mesto ed il depresso ( ai tanti “Signor NO” che lo criticano chiedo un pò di benevolenza, di dargli una chance), aiutato da pochi personaggi secondari funzionanti sebbene statici.

Intrigante il connubio tra elementi gotici e silenzio di tomba, grazie ad una colonna sonora quasi inesistente se non per qualche eco sinistro che si sarebbe potuto giocare anche osando un po’ di più. Ciò che forse scoraggia è la visione dell’autrice presa del romanzo, Susan Hill, che risulta molto differente dall’esito che la pellicola restituisce. Sebbene il tutto acquisisca maggior spessore nell’ultima mezz’ora, il risultato è da brividi fino all’ultima inquadratura.



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