Venerdi, 20 ottobre 2017 - ORE:05:07

The Hurt Locker di Kathryn Bigelow


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Il sergente Will James è il caposquadra di un’unità di artificieri in Iraq, formata dal sergente Sanborn e dal soldato Eldridge, che prima era comandata dal collega Thompson, morto in seguito all’esplosione di un ordigno iracheno. I tre affrontano numerose missioni e fronteggiano molti pericoli insieme, uniti dal profondo legame proprio dei soldati in battaglia, talvolta arrivando anche a scontrarsi tra loro per via del carattere di James, coraggioso ma spavaldo e incurante dei pericoli, contrapposto a quello dei due compagni, molto più cauti e razionali.

The Hurt Locker è una partita con la morte. Un mestiere già di per sé pericoloso come il disinnescatore di ordigni esplosivi, in mezzo ad una vera e propria guerra diventa un vero inferno. Kathryn Bigelow cerca di avvicinare lo spettatore alle disumane avversità che i tre protagonisti devono affrontare, arrivando a coinvolgerlo personalmente. La pellicola viene presentata quasi come un documentario, senza pretendere di dare delle risposte o dei giudizi, ma solo di osservare un mondo che, per noi, sembra lontano ed indecifrabile.
I personaggi del film sono costruiti con grande attenzione. In particolare l’immenso personaggio si James, interpretato dallo sconosciuto Jeremy Renner, nella più grande interpretazione della sua vita. James è l’uomo che, ormai assuefatto dal continuo rischio di morire, sembra quasi che non sia più coinvolto emotivamente in questa vita. I suoi movimenti non sono più comandati dalla sua mente, ma semplicemente dalla voglia di correre nuovi rischi. La disperata ricerca di adrenalina è ormai l’unico motivo per cui lui continua in questo pericolosissimo mestiere, come se ogni giorno ridesse in faccia alla morte, senza tenere in conto la vita dei suoi compagni, poiché ormai anche i sentimenti si sono fatti da parte.
Ralph Fiennes, che nel film interpreta il capo di un gruppo di soldati americani trovati da James nel deserto, rappresenta l’incognita del soldato. All’inizio James è tentato di sparargli, poiché non era a conoscenza della sua identità. Questo perché il soldato non si può fidare di nessuno. Il soldato non può permettersi un rischio. Ogni secondo gioca con la vita e con la morte.
Altrettanto importante per costruire un profilo psicologico dei soldati è Guy Pearce, che interpreta Thompson, il vecchio capo della squadra di James. Costui muore nelle prime scene del film. Thompson è la rappresentazione dell’obsoleto, del vecchio che deve essere sostituito col nuovo. Nelle scene iniziali si vede che tenta di disinnescare una bomba utilizzando un robot, poiché (come è umanamente comprensibile) lui teme la bomba. Lui ha un paura ad avvicinarsi. E, questo ritardo, gli risulterà fatale.
David Morse interpreta il colonnello Reed. E’ la personificazione dello stupore di chi non è abituato a quell’inferno. Chiederà a James quante bombe avesse disinnescato, dopo che costui aveva appena concluso un’azione suicida comandata dalla pazzia. Alla risposta di James (625!) rimarrà scioccato, complimentandosi tantissimo e quasi idolatrando un distaccato e freddo James.
Evangeline Lilly è invece la moglie di James. Non rivolge quasi mai la parola al marito, che si sente in qualche modo distaccato da lei. Rappresenta la vita comune, la banale quotidianità delle azioni di James, che ormai non è più desideroso nemmeno di una normale famiglia, ormai completamente priva di significato e promesse per lui.
Ma tra tutti è la Bigelow che riesce a far diventare il film straordinario. Con un budget di appena 15mln riesce, con una squadra di inesperti, a dirigere un capolavoro. Ormai regina incontrastata del action movie, è l’unica donna al mondo che abbia il coraggio di dirigere film da uomini. I suoi primi piani sono di una bellezza sconvolgente. La sua asfissiante ricerca del particolare dà allo spettatore l’impressione di essere in prima fila insieme a James ed ai suoi uomini. Numerose e bellissime le scene dove si vedono le esplosioni, con la sabbia che si solleva dai cadaveri ed i brandelli di carne che, oltre a dare ai chi guarda un senso di disgusto per la guerra, riempiono anche lo spettatore di ansia e malinconia, un’ansia ed una malinconia che cresce minuto dopo minuto fino alla fine del film; fine del film che è proprio la rappresentazione grafica della tagline del film: La guerra è come una droga, crea dipendenza. Perché ormai il continuo rischio di vivere è talmente entrato nella vita di James da non poterne più fare a meno. E’ questo che la guerra fa a degli uomini che ogni giorno dedicano la propria vita per la patria: degli automi mossi soltanto da dei fili che nessuno di noi può vedere.
Il film prende ispirazione dagli ultimi anni di vita di Mark Boal, già sceneggiatore di La valle di Elah, che è andato appositamente in Iraq vivendo a stretto contatto con gli artificieri americani ed scrivendo delle loro imprese.
Il film, sebbene abbia incassato pochissimo (poco più di 16mln), ha ottenuto un grande successo soprattutto nelle premiazioni. Trionfatore ai BAFTA con 6 premi (miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura originale, miglior fotografia, miglior montaggio e miglior sonoro) è uscito sconfitto ai Golden Globe dal titano Avatar (0 su 2 nomination) ma vincitore assoluto agli Oscar 2010 con 6 vittorie su 9 nomination: film, regia, sceneggiatura, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, perdendo nelle categorie di attore (Jeremy Renner), fotografia e colonna sonora.
La frase: “Prendila come ti pare … sei in Iraq, sei morto.”.



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