Martedi, 28 marzo 2017 - ORE:21:39

The Bourne Legacy: diverso personaggio, stessa fama


Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ci hanno ormai preso gusto quelli della Universal Pictures, che ci presentano ancora il mondo dello spionaggio con annessi e connessi come sparatorie, doppiogiochisti e corse mozzafiato. Nonostante il passaggio di testimone da Jason Bourne ad Aaron Cross, il film non ne risente più di tanto e ci mostra la trilogia precedente sotto un’altra prospettiva, utile a capire gli sviluppi futuri. Nulla come un film di spionaggio ci insegna che per sapere il “dopo” bisogna sempre comprendere il “prima”.

La storia si apre con lo smascheramento dell’operazione Blackbriar e l’arresto di Hirsch e Vosen, ma soprattutto con un Jason Bourne ben nascosto in qualche angolo sperduto del pianeta. È da questa scena iniziale che emerge Aaron Cross, agente speciale della Treadstone, compagnia specializzata nel lavaggio del cervello dei soggetti più idonei a diventare spietati assassini senza compassione. Dopo la decisione di attuare la “chiusura del programma”, cioè l’uccisione di tutti quelli che facevano parte del progetto, Cross riesce a scappare insieme alla dottoressa Stephanie Snyder. Da questo momento inizia una corsa contro il governo e contro il tempo per disintossicarsi dai medicinali che ne condizionano le scelte e ne aumentano le capacità.

Se il filo conduttore tra il vecchio e nuovo protagonista è il futuro e la ricerca di una nuova identità, lo stesso non si può dire del passato. Per Jason Bourne il passato era una nebbia fitta da diradare con i ricordi e le informazioni, mentre per Aaron Cross il passato è ben chiaro in mente, e l’unica possibilità per salvarsi è andare avanti, senza mai fermarsi.

Ottimo l’inizio alla regia di Tony Gilroy, che dopo il ruolo di sceneggiatore nella prima trilogia si afferma come regista dalle grandi possibilità. Il suo film è perfetto per scene, montaggio e tensione. Di grande aiuto la musica guidata da James Newton Howard, che si insinua in ogni fotogramma della pellicola spingendo il protagonista attraverso ogni difficoltà. Lo spettatore non può fare altro che seguire Cross passo passo per tutto il film, impersonandosi sempre più in quel killer dall’animo nobile e la mano veloce.

Il vero problema di questo film è lo sviluppo della trama, che appare in binari troppo vicini a quella dei precedenti film, tanto da portare a pensare a Aaron Cross come una copia di Jason Bourne. Questo fa perdere di efficacia al personaggio e al suo interprete, che perde su tutta la linea nel tentativo di emulare Matt Damon. Nel complesso il film è molto ben fatto ed avvincente, ma sarebbe stato perfetto se fosse stato il primo nel suo genere, non il primo dopo un‘intera trilogia. Neanche il cattivo Edward Norton, nonostante la grande capacità dell’attore, riesce a dare un contenuto così forte alla trama da permettere al film di ergersi sopra gli altri.

 



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