Giovedi, 19 ottobre 2017 - ORE:02:00

The Amazing Spider-man 2: il potere di Electro

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Se il primo reboot ad opera di Marc Webb ha traumatizzato moltissimi spettatori per il completo stravolgimento della trama, dei personaggi e dello stile cinematografico, il secondo film non può far altro che accentuare quella sensazione di smarrimento in chi identifica ancora Peter Parker in Tobey Maguire, sfigato nei lineamenti, nel portamento e nella vita in generale.

La trama sconvolta, la critica impazza

In questo film continuano le avventure del supereroe di New York per eccellenza , ma questa volta non sarà coinvolto soltanto come supereroe. Sempre a causa della criminalità latente che si cela dietro il marchio nella Oscorp, Spidey avrà a che fare con Electro, un impiegato della Oscorp che, dopo un incidente sul lavoro taciuto, acquisisce super poteri che decide di sfruttare per punire chi non l’aveva mai notato fino ad ora, compreso Spider-man. Nel frattempo, però, torna in città un vecchio amico di Peter, Harry Osborne, che eredita tutto dal padre, compresa una malattia genetica che inizia a manifestarsi proprio dopo la morte del padre. L’unico modo che ha per salvarsi è analizzare il DNA di Spider-man e dei ragni che gli hanno conferito super poteri, ma il rifiuto scatenerà tutta la furia del giovane miliardario…

Prima di poter giudicare questo film, bisogna estrometterlo dal confronto con quelli diretti da Sam Raimi. Il motivo è uno è semplice: quando la Marvel si affacciò sul mondo del cinema e decise di dar vita all’irriverente Spidey, il rapporto che legava la settima e la nona arte non era così solido, quindi la trasposizione cinematografica operata da Raimi contemplò un drastico sconvolgimento della storia del personaggio a favore della resa su maxi-schermo. Ora le cose sono cambiate e il pubblico esige non solo più spettacolo, ma anche più vicinanza del film al fumetto.
Tecnicamente, infatti, il film è strutturato come se si trattasse di un insieme di vignette animate, perché rispetta le inquadrature del fumetto e si propone di presentare il maggior numero possibile dei personaggi che fanno parte dell’universo del supereroe.
Per questo gli effetti speciali non mancano, così come una colonna sonora molto potente e ben integrata con le immagini (soprattutto durante la lotta tra Spider-man ed Electro, gestita benissimo in montaggio e post-produzione).

The Amazing Spider-man non è poi così “amazing”…

La critica più forte del pubblico è rivolta, però, soprattutto al protagonista. Il vero Peter Parker è un ragazzo timido, intelligente e, in una sola parola, nerd. Qui ritroviamo un ragazzetto hipster, carino, per nulla asociale e forse un po’ troppo comico quando veste i panni dell’uomo ragno; volteggia tra la città facendosi beffe dei vari nemici e questo non è del tutto positivo, perché a lungo andare si svaluta il personaggio antagonista.
I rapporti con la famiglia e con se stesso, però, vengono approfonditi di più anche se in maniera più leggera e romantica. Il tormento di Peter Parker non è un dramma, ma una spinta che lo convince a resistere per la sua città e per la sua gente.

Il progetto di Webb è abbastanza particolare e controverso, ma di sicuro ha colpito le nuove generazioni e questo può far rimuginare i fan del vecchio ed amichevole Spider-man di quartiere sul fatto che diverso non corrisponde necessariamente a sbagliato. Siamo sicuri che tutto questo discorso verrà ripreso ed approfondito nell’ultima edizione del Comicon, che avrà inizio tra meno di una settimana, e crediamo che solo tanti esperti riuniti sapranno indicarci da quale punto di vista bisogna guardare un film del genere.



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