Giovedi, 21 settembre 2017 - ORE:09:00

Retrospettiva su Steve McQueen

Steve McQueen

Steve McQueen

Steve nasce a Londra nel 1969 e cresce in quell’ambiente tanto movimentato e stimolante che lo indirizza a studi artistici. Dopo aver frequentato il Chelsea College of Art and Design e il Goldsmiths College decide di pensare in grande e si trasferisce a New York per studiare presso la Tisch School of New York.
Negli ani ’80 New York è al massimo e si sperimentano nuovi modi di fare cinema e di concepire l’arte in generale. Questo è il clima in cui il giovane McQueen si avvicina al cinema e, contemporaneamente, si fa notare come scultore e fotografo fino ad ottenere una vetrina espositiva alla Biennale di Arti Visive di Venezia.

hunger(Fassbender in Hunger)

Arriva il successo con Hunger e Shame

Dopo tre cortometraggi molto vicini alla videoarte, che in quel periodo era ancora un modo di far arte d’avanguardia, si inserisce nel mondo del cinema con Hunger. Il film parla di Bobby Sands, attivista dell’IRA, e del suo sciopero della fame; dal punto di vista tecnico è un film privo di mezzi termini, esteticamente curato nei dettagli e visionario grazie alla sua regia statica e fluida. Questo è anche il film che ha sancito l’inizio di una delle collaborazioni più redditizie del cinema contemporaneo, ovvero quella tra Steve e Michael Fassbender. A Cannes vince la Caméra d’or nella sezione Un certain regard, ma in Italia inizierà a far parlare di sé e dei suoi lavoro solo dopo l’uscita di Shame, il suo secondo lungometraggio che racconta di Brandon (Fassbender) e della sua dipendenza dal sesso, dei suoi rapporti con le suo ossessioni materiali e dei suoi rapporti familiari. Con Shame sbarca al Festival del cinema di Venezia e Fassbender conquista la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.

shame(Una scena di Shame, con Michael Fassbender e Carey Mulligan)

Quest’anno è in lizza per l’ambito premio Oscar come Miglior film dell’anno e come Miglior regista grazie a 12 Anni Schiavo, un film ambientato nel 1841 che racconta la storia di Solomon Northup, libero violinista di colore, e del suo rapimento e della sua schiavitù nelle piantagioni di cotone della Luisiana.

Tra gli artisti che hanno ispirato Steve McQueen nel periodo della sua formazione scolastica troviamo Jean Vigo, Andy Warhol, Sergei Eisenstein e Robert Bresson. Tutti personaggi molto eccentrici, eclettici ed irriverenti da cui Steve ha ereditato il gusto per la sperimentazione di nuove tecniche, nuovi schemi e nuovi modi di intendere il realismo. Tutto questo si riflette nei suoi lavori che, tra l’altro, vengono studiati minuziosamente da lui e dal suo fidato tecnico della fotografia Sean Bobbitt e sono quindi provocazioni premeditate per i cinefili, i critici e anche per il grande pubblico, perché McQueen non si limita a valicare certi dogmi della grammatica cinematografica, cerca anche un riscontro con tematiche attuali taciute o volutamente trascurate da tutti. Si tratta quindi di realismo sociale per quanto riguarda le tematiche trattate e di neo-noir per la regia, tutto amalgamato in uno sperimentalismo proprio di chi ama il cinema e vuole sempre metterne alla prova l’infinito potenziale comunicativo.

Steve McQueen è un regista irriverente che sfida i dogmi della grammatica cinematografica

L’impatto con i suoi film è suscitato da tutto questo e dal talento innato del suo compagno di set inseparabile. Fassbender ha dato il meglio di sé nelle loro collaborazioni e ha suscitato spesso scalpore per la sua totale disponibilità nei confronti del regista (per Hunger ha dovuto perdere moltissimo peso e in Shame interpreta una scena di nudo), confermando quello che già parecchie coppie del cinema ci avevano suggerito: l’attore non è uno strumento, ma un mezzo per riprodurre la realtà che il regista ha in mente.
Un’idea viene quindi “travasata” e sta al regista, alla troupe e all’attore cercare di perdere il meno possibile e di mantenere una certa coerenza durante la produzione.

Aspettiamo il suo ultimo film con ansia ed eccitazione, sperando che il film non deluda le aspettative di quanti hanno adorato le prime due pellicole dall’artista più aperto alla realtà e alla sua estetica ed espressione.



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