Domenica, 22 gennaio 2017 - ORE:23:29

Scorsese tributa George Harrison


Così parlava George Harrison tanti anni fa, e così ancora oggi noi ascoltiamo queste parole, risvegliate dal regista premio Oscar Martin Scorsese che il 19 aprile farà uscire nelle sale cinematografiche la sua personale dedica, un documentario antologico dal titolo ‘Live in the Material World’, omonimo del quinto album solista dell’ex-beatle, uscito nel 1973 e oggi considerato uno dei migliori della sua intera produzione.

Il film, infatti, uscirà come speciale omaggio in occasione dei 50 anni del primo, storico singolo dei Fab Four, ‘Love Me Do’, il cui anniversario sarà ricordato da giugno ad ottobre: il brano fu registrato tre volte nei mitici Abbey Road Studios di Londra, il 6 giugno nell’audizione per la Emi e poi il 4 e l’11 settembre, mentre la pubblicazione dell’album ‘Please Please Me’ nel Regno Unito è del 5 ottobre del 1962.

Dopo ‘No Direction Home’, omaggio del 2005 a Bob Dylan, e ‘Shine a Light’ del 2008 in onore ai Rolling Stones, il regista italoamericano porta sullo schermo anche il più misterioso dei Beatles, svelandoci la sua storia attraverso gli occhi di chi l’ha condivisa con lui, dagli esordi a Liverpool, passando per l’indimenticabile avventura beatlesiana, fino all’approdo in India e alla grande importanza che la cultura di questo Paese ha avuto su di lui, musicalmente ma anche umanamente. Come non ricordare il famosissimo sold out ‘Concert For Bangladesh’ del 1^ agosto 1971 al Madison Square Garden di New York, che coinvolse ben 40mila persone e che passò alla storia come il primo live aid di sempre, a cui parteciparono artisti del calibro di Ringo Starr, Ravi Shankar, Leon Russell, Billy Preston, Eric Clapton e Bob Dylan. In favore dei profughi della guerra civile fra India e Pakistan, non solo vinse l’Emmy come disco dell’anno ma contribuì anche all’indipendenza del Bangladesh e fu elogiato, fra gli altri, anche dall’ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.

George Harrison era questo, metteva passione in tutto ciò che faceva e in cui credeva fermamente, non per essere etichettato come un ‘buon samaritano’ ma semplicemente perché ‘voleva fare tutto ciò di materiale possibile nella vita’ – come dice la seconda moglie – ‘e credo l’abbia fatto’.

Ed è proprio la vedova di Harrison, Olivia, amministratrice della fondazione Material World Charitable e della fondazione George Harrison for UNICEF, insieme al figlio, musicista pure lui, a consegnare a Scorsese il materiale d’archivio da inserire nel lungometraggio, oltre 600 ore di video privati, insieme con molte altre interviste esclusive, come quella a Paul McCartney, e a ulteriori filmati inediti.

Che altro si può dire se non: come si può perdere un film che riunisce Martin Scorsese, uno dei migliori registi di sempre, ai Beatles, forse IL miglior gruppo di sempre?



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