Martedi, 21 novembre 2017 - ORE:14:26

Preferisco il rumore del mare, con Silvio Orlando

Silvio Orlandi

Silvio Orlandi

Un grande Silvio Orlando

Preferisco il rumore del mare è un film del 2000 diretto da Mimmo Calopresti con Silvio Orlando, il regista è originario della Calabria ma è cresciuto a Torino, già regista del bellissimo “la seconda volta”, con Nanni Moretti e Valeria Bruni Tedeschi.

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La pellicola è un piccolo gioiello: bravissimi gli attori, un Silvio Orlando drammatico al punto giusto, l’ambientazione capace di coinvolgere lo spettatore, la fotografia secca ed essenziale che mette in risalto i colori e la luce di una Torino gelida e invernale. I dialoghi sono rari e scarni, la colonna sonora pulita, questa comprende brani classici come il “Il Pescatore” di Fabrizio De André e pezzi come “Never Talking to you again” degli Husker Du.

Il titolo è una citazione dei Canti Orfici di Dino Campana: fabbricare, fabbricare, fabbricare, preferisco il rumore del mare.
In poche parole austero e pudico.
Il film narra la storia della solitudine di un adulto, Luigi (Silvio Orlando) e dell’amicizia di due adolescenti. Rosario e Matteo.
Da una parte c’è Luigi, calabrese che ha fatto fortuna a Torino sposando la figlia del dirigente di un’azienda con la quale ha avuto un figlio, Matteo, uno dei due giovani protagonisti, e da cui si è poi separato. Un uomo solo, coinvolto in un’inchiesta per un caso di presunta corruzione, con una depressione sempre più vicina che non gli permette di trovare nessun tipo di sollievo, nemmeno la giovane fidanzata è in grado di farlo evadere dalla sua apatia.
Dall’altra abbiamo Rosario e Matteo. Il primo è un giovane della Calabria dalla vita difficile: padre in carcere, madre uccisa forse per questioni di mafia, un carattere chiuso e riservato: “serio, come sono i meridionali quando sono incazzati” dirà durante il film Matteo.
Luigi deciderà di aiutare il ragazzino, che forse non ha nemmeno tanta voglia o bisogno di qualcuno che si occupi di lui, portandolo in una comunità a Torino.

Il secondo è appunto Matteo, immaturo, irresponabile, vita agiata, vacanze studio a Londra, amante della musica underground e della pittura, incapace di ribellarsi al padre, se non attraverso sotterfugi e piccoli dispetti che raramente vengono portati fino in fondo. Un ragazzo difficile, incapace di attirare l’attenzione di una madre impazzita e persa nel suo mondo, e di un padre con troppi pensieri per la testa.
Intorno a queste figure ruotano altri personaggi secondari, come la trascurata fidanzata di Luigi, a volte figura pallida e capricciosa, altre volte donna tormentata e poco amata, o Don Luigi  (interpretato dallo stesso Mimmo Calopresti) prete della Comunità cui è stato affidato Rosario, prete forte e di poche parole, che aiuta, conforta e rimprovera quando necessario.

Le contrapposizioni messe in luce:

rumore del mare

La contrapposizione tra un Nord e un Sud molto lontani: un Sud che sembra rimanere immobile davanti al mare, un Nord che produce, una Calabria che sembra

non dare nessuna aspettativa rispetto ad una Torino viva e dinamica.
La contrapposizione tra due ragazzi diversi per origini e per estrazione sociale.
La contrapposizione tra un padre “ arrivato” ed un figlio che forse non vuole andare da nessuna parte.
La contrapposizione tra la sofferenza, quasi sempre taciuta dei personaggi e una città invasa da un’atmosfera natalizia piena di luci che non riesce a incantare
La contrapposizione tra il mondo degli adulti, statico e quasi rassegnato, e quello dei giovani nervoso e isterico, sempre in bilico tra stati d’animo mai sereni e spesso turbati.

Un film senza risposte, in bilico

Non è un caso che le inquadrature degli adulti siano sempre lente e composte, in spazi ristretti mentre i due ragazzi sono colti in movimento, nel tentativo di costruire un’amiciza ostacolata indirettamente dagli sguardi di Luigi, da diffidenza e occhiate di sospetto, che solo nei momenti in cui Matteo e Rosario sono soli davanti al fuoco, o ad ascoltare la musica, riesce a respirare libera da qualsiasi condizionamento.
Il film non da nessun tipo di risposta, nessun tipo di soluzione alle esistenze dei protagonisti, tutto rimane in bilico, aperto, tra quello che potrebbe essere ma non è, tra gli atteggiamenti che si sarebbero potuti evitare e che invece non si sono evitati, in un atmosfera piemontese produttiva e all’avanguardia ma comunque bigotta e piena di pregiudizi.



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