Domenica, 22 gennaio 2017 - ORE:23:29

Masters of Sex: prendete nota

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Master of Sex: quando il sesso diventa materia scientifica

La rivoluzione sessuale passò anche- e sopratutto- da uno studio medico: questa la storia dietro Master Of Sex, la serie tv-fenomeno di Showtime firmata da Michelle Ashford. La mano femminile c’è e si sente, ma guai a considerarlo la versione ‘fifties’ e ‘classy’ di Sex And The City. Attraverso la biografia del dottor William Masters (da cui il riuscito gioco di parole nel titolo) la serie vuole raccontare il momento storico in cui il sesso è diventato materia di studio scientifico, faticosamente strappato al dominio della Chiesa, della morale puritana e dei falsi miti. In questo ricorda molto il film Hysteria (non a caso diretto da un’altra donna, Tanya Wexler). Per il resto, per ambientazioni ed atmosfere ricorda un po’ Mad Men e Pan Am, e farà felici le fans delle gonne a ruota e dei capelli cotonati.

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La vicenda si svolge a St.Louis, Missouri

In un’epoca in cui il principale testo di riferimento per quanto riguarda la sessualità umana -nonchè l’unico- erano i tre saggi di Freud, il coraggioso dr. Masters (Micheal Sheen), il ginecologo più famoso di St.Louis, nonchè la gallina dalle uova d’oro dell’ospedale universitario, ha la brillante idea di condurre una ricerca nel territorio meno esplorato della medicina, la sessualità umana. Cosa succede al corpo durante l’orgasmo? E’ vero che esiste un orgasmo maturo ed uno immaturo, come diceva Freud? Ma sopratutto- ecco la domanda che più di tutte ossessiona il buon dottore- perchè una donna dovrebbe fingere l’orgasmo?

“Per tornare a fare quello che stava facendo prima”. Ecco che appare lei, Virginia Jhonson (Lizzy Caplan), la risposta alle preghiere non espresse del dr Masters, che fatica non poco a trovare una segretaria in grado di parlare di sesso dal lunedì al giovedì ed andare in chiesa la domenica. Siamo nel 1956, gente. Virginia non è un medico, non è laureata, non ha esperienza ma in compenso ha due divorzi e due figli a carico, e sopratutto, è indipendente, disinibita – forse un po’ troppo per il 1956. Fatto sta che con quella battuta si guadagna il posto come assistente di Masters, che nel frattempo conduce le sue ricerche in gran segreto in uno stanzino dell’ospedale, proprio sotto il naso del rettore, che ovviamente, di spiare sotto le gonne delle signore proprio non ne vuol sapere.

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Il dottore coraggioso contro il rettore  benpensante? Nemmeno per sogno: anche Masters, così progressista in ufficio, mette i paraocchi quando si tratta del suo matrimonio, sessualmente infelice, con la bella Libby, per non parlare poi del rettore, che ha uno scheletro nell’armadio ancora più grande (niente spoiler!) Nonostante sia stata accusata di incoraggiare stereotipi sessisti ed omofobi (cosa potevate aspettarvi da una serie ambientata negli Anni ’60?) , la forza di Masters Of Sex sta invece proprio nella sottotrama: man mano che la ricerca progredisce emerge anche il lento cambiamento socioculturale degli anni ’60, il ruolo della maternità, la discriminazione razziale, lo scandalo dell’omosessualità e l’emancipazione delle donne.

La serie, l’abbiamo detto anche prima, ha una spiccata declinazione al femminile: la bruna Virginia, madre single, divorziata, sessualmente emancipata e la bionda Libby, casalinga perfetta ma incapace di dare un figlio al marito incarnano due modelli opposti di donne, egualmente reali. E’ curioso vedere, infine, quante donne, nubili o sposate, per curiosità o per soldi, si offrirono di dare il proprio contributo alla ricerca (leggi: si offrirono di farsi monitorare mentre si masturbavano o avevano rapporti completi con un estraneo) Magari poco consapevoli, ma sicuramente tutto tranne che represse.

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I ‘veri’ masters of sex

Partiamo con il gioco ‘indovina chi’: nonostante abbia interpretato tre volte Toni Blair, scommetto che la maggior parte di voi si ricorderà di Micheal Sheen (nella serie William Masters) per la sua apparizione in The Twilight Saga: New Moon nei panni di uno dei Volturi. Per i più raffinati azzarderei Frost/Nixon il Duello. Il gioco si fa più interessante per Lizzy Caplan: sfido chiunque a riconoscere l’adolescente punk di Mean Girls sotto l’allure sofisticata della carismatica Virginia, diva indiscussa della serie. Bella, talentuosa ed irriconoscibile.

Ben assortito il cast, impeccabile la ricostruzione storica di ambientazioni e costumi, sapientemente accompagnata da una raffinatissima colonna sonora, la serie che ha fatto la fortuna di Showtime si prepara a conquistare l’Italia (dove andrà in onda su Sky Atlantic) con un sapiente mix di storia e romance, scienza e humor, che forse andando avanti indulge un po’ troppo verso la love story, perdendo un po’ di mordente.

Questo non è uno spoiler ma indiscutibile verità storica: dopo undici anni passati gomito a gomito, dottore ed assistete si innamorano e si sposano. Nel 1966  anni di fatiche e ricerche vedono la luce in uno studio, La Risposta Sessuale Umana, che è diventato una pietra miliare della rivoluzione sessuale, nonchè della medicina. Per intenderci, è qui che per la prima volta si descrivono le quattro fasi di un rapporto sessuale, dall’eccitazione all’orgasmo, e si parla di ‘periodo refrattario’ per l’uomo ed ‘orgasmi multipli’ per la donna.

E’ ancora presto per svelare il finale di stagione (attualmente va in onda oltreoceano la seconda serie) ma loro storia, la loro vera storia, non ebbe un finale da film: la coppia che salvò la vita coniugale di tanti matrimoni non riuscì a salvare il proprio, che finì con un divorzio nel 1992. Un po’ triste pensare che l’amore finisca così, anche se si è veri masters of sex.

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