Martedi, 30 maggio 2017 - ORE:10:35

Magic Mike: La precarietà dello striptease riassunta in un film



Magic Mike non è un film che ricalca le orme di un must come Full Monty. Prima di tutto perché gli attori sono tutti degli adoni e secondo aspetto poiché Magic Mike, a differenza di quello che ci si puo’ aspettare da una pellicola sul mondo dello striptease, è tutt’altro che un film banale e spassionato.

Il film si apre con Dember (interpretato da Matthew McConaughey), il presentatore di un locale per spogliarelli che attizza la folla di donne venute a vedere lo spettacolo. Un attimo dopo la scena si interrompe e veniamo rimandati alla mattina seguente dove Mike (interpretato da Channing Tatum), il protagonista del film, si sveglia nel proprio letto con altre due ragazze. Da qui si intuisce subito che ha fatto una gran bella serata, ma Mike non è uno stupido. Non fa il mestiere di stripper per il piacere di avere tante donne, nè tantomeno perché non abbia altri talenti. Mike ha un suo progetto e questo lavoro  serve solo a fargli ottenere i soldi necessari per aprire la propria società di mobili personalizzati fatti a mano.

Oltre a questa occupazione che lo impegna la notte, Mike lavora come operaio e monta tegole sui tetti. Qui conosce il secondo protagonista del film, vale a dire Adam (interpretato da Alex Pettyfer ). Adam appare subito come un ragazzo spaesato e con un futuro che sa tanto di fallimento assicurato. Al lavoro si dimostra incapace e viene subito licenziato dal personale dell’azienda per aver rubato dal frigo dei dipendenti due bottiglie di coca cola.

Da qui arriviamo allo spezzone che coinvolge maggiormente il personaggio di Adam. Scopriamo che è stato una promessa del football, ma ha mandato tutto a rotoli a causa del pessimo carattere, la prima causa dei tanti errori adolescenziali alle spalle. Vive con la sorella Brook che è eccessivamente apprensiva nei suoi confronti; infatti vorrebbe che il fratello si desse da fare per trovare la propria strada.

Una sera Adam passa davanti all’ingresso di una discoteca esclusiva e casualmente incontra per la seconda volta Mike. I due scambiano quattro chiacchiere e Adam chiede di poter entrare con lui dentro il locale. Mike ci pensa un po’ e alla fine decide di dargli una chance per farlo entrare con lui. Dentro Adam segue Mike e pare tutto un divertimento: i due flirtano con qualsiasi genere di ragazza e la serata sembra mettersi veramente bene. Poi arriva il momento clou: Mike fa capire ad Adam che questo è il suo lavoro, vale a dire flirtare con ragazze per convincerle a venire allo show dove fanno gli spogliarelli.

Adam decide di seguirlo al locale dove lavora e Mike all’incontro con Dember, (il capo del locale nonché ex spogliarellista di successo) riesce a trovare ad Adam un’occupazione come aiuto costumista dietro le quinte. Lo show inizia e sembra andare tutto liscio, ma uno della squadra a metà show sviene a causa del succo detto “Ehi! ” (quella droga che da lo stato di ebrezza usato per caricarsi prima degli spettacoli). Così che cosa succede precisamente? Dember non sa che fare e decide allora di buttare nella mischia Adam (da adesso gli viene affibbiato il soprannome di “Kid”) che, impacciato e timido, riesce a riscuotere un successo inaspettato, anche grazie al giovane e bell’aspetto. Finito lo show, il ragazzo ringrazia Mike per l’opportunità data e Dember lo inserisce nella loro elitè di spogliarallisti.

Nel frattempo Mike conosce Brook e i due iniziano una controversa discussione sul motivo per cui una persona come Mike voglia fare lo stripper. I due si lanciano costanti frecciatine, ma si intuisce che sta nascendo qualcosa di più di una semplice amicizia tra i due.

Ma i problemi non sono mai troppo lontani per arrivare. Mike infatti non si rende minimamente conto che Adam sta andando sulla cattiva strada. Infatti “Kid”, annebbiato dal profumo dei soldi accetta anche di iniziare a fare altri guadagni spacciando droga ai clienti e, come se non bastasse, lui stesso si droga fino allo sfinimento. La sorella di Adam se la prende con Mike per averlo fatto diventare un drogato, nonché un completo disgraziato. Mike cerca di far ragionare il ragazzo ma nulla da fare, continua con lo spaccio ed infine compie un gesto da vero irresponsabile: prima perde il carico di 100 pillole di exstasi che gli erano state affidate da uno degli spacciatori, quindi  Mike il giorno seguente è costretto a pagare con tutti i propri risparmi le pillole perse da Adam. Sfuma quindi il sogno di aprire la società di mobili personalizzati fatti a mano. La sera stessa i due decidono di sballarsi fino a perdere totalmente il controllo e Adam quasi non ci resta secco per overdose.

La reazione di Bruch, non appena viene a sapere dell’accaduto, è incontrollata: si scaglia contro Mike pronunciando le peggiori offese. Ma Bruch non è ancora al corrente del fatto  che Mike ha salvato il culo al suo caro fratellino dagli spacciatori che  lo volevano morto. Finalmente arriviamo all’epilogo dove Mike, visto l’imminente trasferimento del show a Miami , decide improvvisamente di mollare tutto quanto per provare a cambiare regime di vita, ma soprattutto poichè crede in una storia con Brook. Infatti dopo il chiarimento fra i due, Brook lascia intendere di provare qualcosa per Mike e il film termina con loro due che sorridono come se fossero le persone più felici e soddisfatte sulla terra, sebbene non abbiano un soldo nè tantomeno un futuro roseo davanti.

Il film ci insegna che in un mondo come quello dello striptease un giorno puoi essere sulla cresta dell’onda, e poco dopo puoi ritrovarti in mezzo ad una strada. E’ la dura legge di tutti quei mestieri che non possono dare garanzie a lungo termine. Su questo problema della precarietà dello striptease il film non si è soffermato più di tanto; infatti il regista Steven Soderbergh ha solo tentato di far capire che esiste un momento nella vita in cui fare determinate scelte: Adam decide di continuare con lo striptease ma è la dimostrazione di immaturità il concetto che si fa più sentire, mentre Mike abbandona tutto per amore di se stesso e di Brook, una dimostrazione di grande maturità ad uscire da un ambiente in cui la vita sembra apparentemente così facile e divertente.

Quello che questa pellicola non riesce a trasmettere è proprio la pressione psicofisica che uno striper deve subire per essere sempre al top e per non fallire mai in certe occasioni. In definita al film manca qualcosa per essere completo; per assurdo un film come “The Wrestler”, che tratta situazioni analoghe ma in campi semantici differenti (per intenderci quelli del wrestling) riesce a farci percepire quella sensazione di crudo e di delusione che in un film come Magic Mike non percepiamo assolutamente.

Quindi la morale della favola è questa: quando si crea un film di questo genere, è più facile cercare di far sembrare tutto più bello e divertente per una questione di marketing. Quindi secondo voi avrebbe funzionato di più un film che si attiene alla dura realtà dei giorni nostri, oppure un film dove il mondo dello striptease sembra essere l’olimpo dei maschi? A voi le conclusioni.



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