Giovedi, 21 settembre 2017 - ORE:08:54

L’ultimo terrestre

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Arrivano gli alieni. Per una volta non sbarcano in America. Per una volta non sono giganteschi mostriciattoli malvagi, assetati del nostro sangue e che desiderano distruggere tutto ciò che l’uomo ha creato. Per una volta non abbiamo bisogno di piloti di aereoplani, ridicoli e strafottenti con le loro gigantesche e luminosissime armi, per distruggerli definitivamente o per “riccacciarli da dove vengono”. Questa volta non sappiamo come comportarci, perché non sappiamo cosa accadrà. Non sappiamo se portano guerra, se portano la pace, se portano disperazione o gioia… La gente decide quindi di reagire al loro arrivo ognuno a modo suo. Alcuni cercano spiegazioni, sperano in chiarimenti che li aiutino a prepararsi a ciò che li aspetta. Di conseguenza determinati individui si fingono più preparati di altri, appositamente per fare i propri interessi e ricavarne qualcosa, come i venditori porta a porta che ne approfittano per vendere binocoli di plastica o come i mitomani i quali affermano di essere entrati direttamente in contatto con questi alieni. Fondamentalmente, a nessuno importa del loro arrivo. La maggior parte delle persone teme soltanto che questi alieni disturbino la loro quotidianità (significativa la scena iniziale dove alcune persone telefonano ad un dj della radio, esponendendo le loro preoccupazioni sul fatto che gli alieni possano rovinare il calcio italiano oppure distogliere la gente dalla fede). Effettivamente, anche a me spettatore degli alieni non è che importi più di tanto perché così come ci ricorda il titolo, il film non è incentrato sugli alieni, bensì sugli esseri umani. O meglio, nell’animo e nel cuore degli esseri umani. Appunto nella totale assenza di sentimenti si muove Luca Bertacci, protagonista del film, il quale non soltanto non riesce a provare emozioni complesse ma addirittura ha difficoltà ad approcciarsi con gli altri. Vive così, viaggiando dalla casa fino al Bingo nel quale lavora, recandosi ogni tanto a trovare suo padre (un grande Roberto Herlitzka) e Roberta, transessuale suo amico da una ventina d’anni. Luca da piccolo è stato abbandonato dalla madre, per cui vive evitando e disprezzando le donne, tutte, tranne Anna, la vicina della quale è segretamente innamorato, fidanzata con Walter, arrogante speculatore che si approfitta dell’arrivo degli alieni per vendere false filosofie. Sembra la più banale delle commedie, ma nel mezzo ci sono dei piccoli omini grigiastri che, in un modo che in precendenza abbiamo visto senza troppa frequenza e soprattutto mai nel cinema italiano, vengono ad insegnarci qualcosa. E’ per questo che arrivano sul nostro decadente pianeta: per risollevare la nostra misera situazione e riportarci ad amare. Così mentre il padre di Luca si diletta ad insegnare all’alieno atterrato nel suo giardino come si coltiva il pomodoro o come si trattano le bestie, questo extraterrestre ridarà lustro alla sua vita donandogli quella tranquillità che aveva perso da tempo. Come tutti i regali che vengono fatti, può essere accettato (come nel caso di Roberta la cui misteriosa scomparsa ricorda tanto la partenza di Richard Dreyfuss nel finale di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”) oppure gettato al vento proprio come farà il padre di Luca. Gli alieni non sono uguali con tutti, ma buoni con chi lo merita e cattivi con chi no. Walter, il già nominato fidanzato di Anna, ed il suo losco compare dovranno fare i conti con tutte le bugie raccontate fino a quel momento, finendo divorati dalle fiamme purificatrici degli alieni. Questi alieni sono rappresentati non soltanto come omìni, ma anche come luce. Luce contenuta, splendente, calda, quella luce che scalda il cuore e ti permette di riscoprire le cose che avevi perso. Scendendo sulla terra e scaldando la vita, cambiano tutto. Luca riesce ad avere un (seppur burrascoso all’inizio) contatto con Anna ed a provare per la prima volta dall’inizio del film delle emozioni. Unica eccezione una scena ad inizio film dove Luca, accompagnato e quindi aiutato da alcuni alieni, si trova a sognare di provare rabbia, essendo incapace di provare emozioni da sveglio. Significativa la scena dove compra delle tende per casa sua e, dopo averle montate ed aver così chiuso fuori dalla sua abitazione il mondo esterno, in particolare oscurando un cartellone pubblicitario erotico simbolo della decadenza umana che incombeva sulla sua vita, sorride. Ma il sorriso si ferma di colpo, così come la musica, non appena suona il cellulare. Questo è il punto di svolta del film. Si casca in un precipizio che dura fino alla fine, nel quale Luca vede per prima cosa uccidersi davanti agli occhi Roberta, assiste al drammatico monologo del padre che confessa di avere ucciso sua madre in preda ad un raptus di follia e infine abbandonato anche da Anna che, dopo un veloce bacio, deciderà di seguire il resto delle persone lasciando Luca da solo. Degne di nota in queste scene sia la bravura di Gipi nello stravolgere completamente la simpatia che lo spettatore prova verso i vari personaggi, sia la struggente bravura di un disperato Herlitzka. Lui, l’unico a rimanere di fronte agli alieni, di fronte all’ignoto, di fronte a ciò che agli alieni ci porteranno. Davanti alla riscoperta dei sentimenti umani, delle sensazioni, delle emozioni… e così, proprio mentre gli alieni stanno per scendere sulla terra, mentre le luci sono al massimo del loro splendore… l’ultimo terrestre sorride, da solo, consapevole di quanto gli verrà fatto riscoprire.

Eccolo, “L’ultimo terrestre”, primo film diretto dal fumettista pisano Gipi. La sua è una visione estremamente drammatica del nostro mondo. Un mondo dove una gravissima crisi economica ha ridotto drasticamente le possibilità di trovare lavoro. Un mondo dove la gente pensa solo a se stessa, incurante del dolore altrui. Basta notare i colleghi di lavoro di Luca nel Bingo per farsene un’idea: tutti loro, consumati dalla decadenza del mondo, sono diventati parte di essa. Un mondo dove la gente è talmente disperata e bisognosa d’affetto da pagare delle prostitute di mezz’età soltanto per potersi sentire all’interno di una “Famiglia felice” (slogan del bordello dove Luca va all’inizio del film) ed avere una… mamma. Il film presenta alcune imperfezioni, come ad esempio la decisione a mio avviso troppo drastica, di chiudere all’improvviso alcune scene senza concedere la benché minima sfumatura, oppure il fatto che a poco a poco l’opera perda quel suo senso critico riguardo alla nostra sempre più decadente realtà e diventi sempre più una storia d’amore. Nella sua carriera Gipi avrà bisogno di crescere e maturare se vorrà proseguire a fare il regista… ma indubbiamente l’inizio difficilmente sarebbe potuto essere migliore. La decisione di fare un film fantascientifico, seppur in chiave grottesca, non poteva essere vista di buon occhio in un paese come l’Italia dove il pubblico e le case di produzione hanno scarsa confidenza con il genere. Ma Gipi riesce ottimamente a girare un film molto carino, aiutato da ottimi, seppur per lo più inesperti, attori, con una bella morale che, dalla prima scena fino all’ultima, ti viene sbattuta in faccia dai personaggi. Quella di vivere, provare emozioni, sorridere e piangere, non lasciare che la decadenza generale ci trascini con sé in un baratro che sembra sempre più vicino. Perché questo ultimo terrestre non possiamo lasciarlo da solo…



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