Lunedi, 29 maggio 2017 - ORE:07:46

La mia recensione di Black Sea (2015)


black sea

Il regista scozzese Kevin MacDonald (L’ultimo re di Scozia, State of play, The Eagle) torna al cinema con Black Seathriller claustrofobico ambientato in un sottomarino. Premiato al Courmayeur Noir in festival, dove ha vinto il Leone Nero al miglior film, l’ultimo lavoro di MacDonald si classifica come un buon esponente del genere che avrebbe però potuto ambire ad essere un ottimo film se avesse approfondito alcuni suoi temi.

Trama di Black Sea

Robinson (Jude Law) è un capitano scozzese di sommergibili per il recupero di relitti che si vede licenziare senza preavviso dalla sua compagnia dopo anni di onorato servizio. Colto dalla disperazione perchè per quel lavoro aveva rinunciato a tutto compresa la sua famiglia decide di accettare la folle proposta di Kurston, un suo ex collega.

L’uomo mette in contatto l’ex capitano con un miliardario deciso a recuperare un ingente carico d’oro appartenuto ai nazisti che giace in sottomarino affondato nel mezzo del Mar Nero.Con l’aiuto dell’amico Blackie, Robinson  recupera come mezzo un vecchio sommergibile dell’URSS e raduna un equipaggio composto in parte da ex colleghi inglesi ed in parte da marinai russi.

Sul sottomarino salgono in più il giovane Tobin, un ragazzo di strada arruolato per sostituire l’assente Kurston e Daniels mandato dai finanziatori della spedizione per controllare l’operato dell’equipaggio. Giunti nelle acque Georgiane il capitano ordina l’immersione e la missione ha inizio.

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Ciò che Robinson non sa è che il pericolo di essere scoperti dalla flotta russa sarà nulla in confronto a quello a che si manifesterà nelle fredde ed oscure profondità oceaniche quando paranoia e cupidigia faranno capolino tra i corridoi stretti ed angusti del sommergibile.

I punti di forza e debolezza di Black Sea

I punti di forza di Black Sea sono sicuramente la trama e l’atmosfera. La prima perchè invece di presentarci il classico equipaggio di soldati ci presenta un gruppo di uomini disperati e pronti a tutto pur di risollevare le loro misere vite, distaccandosi dunque dai canoni tipici dei film sui sottomarini e portandosi invece dalle parti dei film d’avventura.

La seconda perchè MacDonald ha sapientemente optato per una maggioranza di riprese negli interni per concentrasi sulle situazioni claustrofobiche che porteranno i membri dell’equipaggio alla paranoia ed al conflitto per quell’oro maledetto. Niente inglesi buoni e russi cattivi o viceversa, il male qui è rappresentato dagli istinti primordiali ed oscuri dell’uomo.

black seaIl regista scozzese e lo sceneggiatore Dennis Kelly costruiscono un film dove la tensione è sempre alle stelle e aiutati da un cast di ottimi interpreti il risultato è ottimo. Metronomo del film è un Jude Law in una parte finalmente diversa dal solito, quella del rude lupo di mare con un triste passato e senza più alcuna ambizione se non l’ossessione per il tesoro. Un’ottima prova che dimostra l’ecletticità di un attore che per troppo tempo è rimasto congelato nei soliti ruoli. Peccato invece per alcuni temi cardine che non vengono approfonditi come ad esempio la critica alla società e al mondo del lavoro di oggi che hanno messo sulla strada i protagonisti, furiosi ora con i bancari e burocrati responsabili della loro situazione. Esso da l’input alla storia ma viene abbandonato quasi immediatamente. Altro tema che viene presto messo da parte è il rapporto tra Robinson e la sua famiglia mai davvero approfondito e rievocato solo con brevissimi flashback.

Black Sea è dunque un film che poteva ambire ad essere un piccolo capolavoro e si accontenta invece di essere un buon esponente del genere thriller che verrà ricordato principalmente come svolta nella carriera di Jude Law.



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