Giovedi, 29 giugno 2017 - ORE:17:48

La Madre: un horror carico di tensione firmato Andrés Muschietti

La Madre

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La Madre: Storia di un triste inizio

Jeffrey – colpevole d’aver ucciso due colleghi di lavoro e la moglie e impazzito a causa della crisi economica – rapisce, in preda ad un raptus, le figliolette Victoria e Lilly; percorrendo in auto a velocità eccessiva un tragitto ghiacciato, Jeffrey esce fuori strada ed i tre sono costretti a percorrere a piedi il bosco innevato. Giunti finalmente ad una casupola abbandonata, Jeffrey ignora la figlia Victoria che percepisce una presenza femminile e tenta di perseguire il suo scopo ultimo: uccidere entrambe le figlie.

Prima che riesca in questo folle scopo una presenza lo assale, uccidendolo e salvando dunque le due bambine. Queste ultime sopravvivono grazie all’aiuto di un’entità, che le nutre e le protegge proprio come farebbe una madre, ma – vivendo a stretto contatto con l’ambiente naturale – diventano diffidenti e ‘selvagge’.

Lucas (interpretato da Nikolaj Coster-Waldau), zio di Victoria e Lilly e fratello di Jeffrey, non si perde d’animo e trascorre gli anni nella speranza di comprendere cosa è accaduto alle sue nipoti. Cinque anni dopo, la squadra mandata da Lucas ritrova le due bambine che hanno – negli anni trascorsi in natura – assunto atteggiamenti molto aggressivi e perso la capacità di interagire con altri esseri umani. Saranno Lucas e la sua fidanzata Annabel (Jessica Chastain) a prendersene cura, consapevoli delle difficoltà di che, con tutta probabilità, incontreranno.

Il dubbio: E se la Madre fosse qualcosa di più di una figura immaginaria?

Le bambine vengono costantemente assistite da uno specialista che ritiene di fondamentale importanza la ‘figura immaginaria’ che queste avrebbero creato per superare la loro tragica condizione d’abbandono. Grazie ai suoi studi proprio lo psicologo comprenderà presto che Madre ha ben poco di immaginario.

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Il tema dell’abbandono fa da cornice ad una trama carica di tensione

La struttura narrativa rielabora insieme elementi tipici della tradizione dei ragazzi selvaggi – bambini abbandonati in natura e misteriosamente sopravvissuti – e temi tratti dalle più comuni ghost stories (quali a titolo esemplare la malattia mentale, il suicidio, la rabbia della presenza e la necessità di riscattarsi).

Per quanto appaia certamente centrale la figura di Madre, essa – soprattutto nella prima parte del film – si colloca secondariamente rispetto alla lotta natura vs. cultura e animalità vs. umanità; Victoria e Lilly (come tutti i bambini selvaggi) ritornano infatti allo stato brado, perdendo non solo la capacità di parlare, ma anche la propensione alle relazioni sociali ordinarie. In quest’ottica, Madre devia ulteriormente l’umanità delle bambine, le allontana dalla normalità familiare accostandole a un mondo soprannaturale che non viene connotato in maniera del tutto negativa.

La regia centra l’obiettivo: emozione ed ansia in crescendo

La regia va a segno, realizzando inquadrature particolari che accrescono costantemente la suspense. Altrettanto caratteristici appaiono i flashback monocromatici che Madre regala alla vera protagonista, Annabel, che risulta senza dubbio il personaggio dotato di più spessore e di maggiori sfaccettature psicologiche. A lei si affiancano Victoria e Lilly, sapientemente interpretate dalle giovanissime Megan Charpentier e Isabelle Nélisse.

Un’ansia che sfortunatamente non viene ricambiata nel finale del film

Tutti gli elementi descritti contribuiscono ad aumentare in maniera esponenziale l’ansia e l’inquietudine dovute tanto al dramma umano di Victoria e Lilly (e, almeno in parte, anche della Madre) quanto agli elementi sovrannaturali. La tensione è dunque altissima per tutta la durata della pellicola, nonostante questa possa apparire alcune volte statica e finalizzata a se stessa. A sua volta il finale viene connotato da eccessi di romanticismo e toni fin troppo drammatici; inoltre, questo non sembra in grado di incanalare la tensione accumulata nel corso della storia e si mostra fin troppo scontato.

locandina-la-madreIl rapporto di conflittualità materna è la colonna portante del film

L’elemento più originale del film, il rapporto conflittuale delle due madri (quella soprannaturale da una parte e Annabel dall’altra), poteva essere sviluppato in maniera maggiore, al fine di raggiungere il cuore delle relazioni sociali e dell’importanza dei rapporti familiari. Ciò avrebbe forse incrementato le possibilità della pellicola, dotandola di creatività e maggiore intensità. D’altronde, La Madre (Mama) è il primo lungometraggio dell’argentino Andrés Muschietti, che ha operato sia come regista che come sceneggiatore sotto la supervisione del produttore Guillermo Del Toro.



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