Sabato, 29 aprile 2017 - ORE:01:24

Si alza il vento (Kaze tachinu – 2013), un film di Hayao Miyazaki

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Donatella Lupo è appassionata di cinema e teatro, collabora con il sito “Giardini in Viaggio”. Questa recensione è frutto di una collaborazione temporanea con StudioNews24.

II grande inventore di sogni, maestro del cinema di animazione, Hayao Miyazaki ha detto, in occasione dell’ultimo festival di Venezia, che questo era il suo ultimo film e, forse, c’è da credergli. A 73 anni, ufficialmente in pensione, dopo averci regalato capolavori di poesia e invenzione come, tra gli altri, Il mio vicino Totoro (1988), Porco Rosso (1992), la Principessa Mononokè (1997) , La città incantata (2001), Il castello errante di Howl (2004), Ponyo sulla scogliera (2008), Miyazaki chiude la sua carriera con un film-testamento, un’opera quasi in controtendenza rispetto ai suoi film più ambiziosi, ricchi di invenzioni e fantasmagorie visive, raccontando la storia semplice di un ragazzo che diventa uomo in Giappone, tra le due grandi guerre, accarezzando sempre il sogno di riuscire a volare. Frustrato in questo suo desiderio per un difetto della vista, Jiro Horikoshi, sublimerà la sua passione diventando un geniale ingegnere meccanico che costruirà il famoso caccia Zero, usato per l’attacco a Pearl Harbor.
Racconto autobiografico questo, poiché il padre di Miyazaki era un fabbricante di parti per aerei da caccia e la madre tubercolotica come la moglie di Horikoshi. La passione dell’autore per le macchine volanti si sublima in questo film della maturità nell’omaggio al mito ispiratore, l’italiano Giovanni Caproni, geniale ingegnere creatore di fantasiose macchine volanti che colpiscono la fantasia e la voglia di “stare nel vento” di Horikoshi. “Si leva il vento….. bisogna tentare di vivere”.

Questo verso di Paul Valèry regala alla storia il suo senso. Si tenta di vivere cercando di seguire le proprie passioni, si cerca di sopravvivere al disastroso terremoto che colpì il Giappone negli anni tra le due guerre (e tutta la sequenza della terra che si solleva in onde gigantesche, terribili e urlanti, con il protagonista aggrappato ai vagoni del treno che deraglia è un capolavoro non solo del cinema di animazione, ma di tutto il cinema). Si sopravvive, infine, perché quel vento tremendo che scuote e capovolge il mondo solleva anche un cappello di paglia che, volando, conduce Horikoshi all’incontro con la sua amata, e sarà sempre nel vento che si alzeranno le macchine volanti progettate dalla fantasia e dalla visionarietà del protagonista. Il vento gli porterà via la sposa, vittima di una insidiosa tubercolosi, mentre lontano si sentono gli echi di una terribile guerra, ma “bisogna tentare di vivere” ,questo ci dice Miyazaki; vivere credendo nei sogni, riuscirci con e contro tutti i venti, buoni o cattivi che siano.



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