Mercoledi, 1 marzo 2017 - ORE:18:50

Il Capitale umano ci lascia sconfortati ma speranzosi

il capitale umano

il capitale umano

“Vi vogliamo bene, vi vogliamo vincenti, vi vogliamo felici. Abbiamo fatto tutto questo per il vostro bene. Siamo i migliori del mondo.
Per voi ci siamo giocati tutto. Anche il vostro futuro.”

Il capitale umano è tratto dall’omonimo libro di Stephen Amidon che era ambientato nel Connecticut.
Il cast conta nomi molto noti come Fabrizio Bentivoglio, Luigi Lo Cascio, Valeria Bruni-Tedeschi e Valeria Golino, ma la vera rivelazione è stata la più giovane tra i protagonisti, Matilde Gioli. Una grande prova per tutti, perché sarebbe stato molto facile cadere in un’interpretazione banale ed insipida, privando ogni personaggio dello spessore insito nella sua semplicità.

capitale umano scena 1

Un solo evento,  famiglie diverse, uno stesso problema: il rapporto con i figli

Il regista ha trovato il modo di ambientarlo in Italia creando un nuovo paese: Ornate Brianza. La polemica non è mancata, soprattutto da parte di chi non rivedeva in quei personaggi e nelle loro vicende un possibile abitante della Brianza, ma il regista si è salvato in calcio d’angolo spargendo particolari che riconducono ad altre località, come il teatro Politeama che si trova a Como.

La storia ruota intorno all’investimento di un ciclista durante la notte e alla ricostruzione di quest’incidente che coinvolgerà due famiglie molto differenti dal punto di vista sociale, ma uniti dalla relazione tra i loro figli.

Diviso in quattro capitoli (Dino, Carla, Serena e Il capitale umano) il film rivela pian piano la verità che si cela dietro tutti i personaggi coinvolti nella faccenda rendendoli tutti protagonisti. Lo scopo non è quindi rivelare ciò che già sappiamo riguardo la nostra società ormai priva di qualsiasi valore morale, ma di riconoscere in questa situazione quantomeno tragica chi ne resta fuori e deve pagare le conseguenze per l’egoismo altrui, spesso anche della propria famiglia.

capitale umano scena2

La tecnica si fa da parte per lasciare spazio alle emozioni

Tecnicamente il film non è sorprendente. Il montaggio di Cecilia Zanuso funziona, senza avere troppe pretese, così come le musiche del fratello del regista, Carlo Virzì.
Ben diretto, privo di qualsiasi tipo di errori, ma focalizzato sull’aspetto narrativo. È infatti la sceneggiatura ad essere privilegiata nella produzione poiché è stata fondamentale per poter intrecciare tanti personaggi così diversi tra loro in un quadro unico che lasciasse allo spettatore, uscendo dalla sala, due emozioni diverse: sconforto e speranza. Conflitto che perennemente assilla i giovani d’oggi e che non avrà mai soluzione, come vuole spiegare il film, finché non si darà più valore alla verità e ai sentimenti sinceri.

matilde gioli

Un lieto fine in un finale negativo

L’accento dei personaggi maschili è stato troppo accentuato rispetto a quello dei personaggi femminili, creando un effetto quasi grottesco. La satira politico-sociale è anche poco velata in alcune scene, come quella della riunione del comitato per l’amministrazione del teatro, rendendo il tutto più attuale ed interessante.

Il capitale umano è un film forte e delicato che racchiude un lieto fine in un finale negativo, che individua qualche cellula ancora salva dall’epidemia di cinismo e corruzione.



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