Mercoledi, 18 ottobre 2017 - ORE:01:55

I Miserabili: il romanzo sociale di Hugo in un musical di Tom Hooper


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“Les Miserables” è il titolo della celebre opera di Victor Hugo (1802-1885) , uno dei geni più illustri della letteratura francese, che guarda ai miserabili, personaggi di estrazione sociale molto bassa.

Persone cadute in miseria, ex forzati come il protagonista Jean Valjean, prostitute come la giovane ragazza madre Fantine, monelli di strada, studenti che vivono in povertà presso alloggi malfamati.

Hugo racconta con grande sensibilità ed estro la storia di profonda umanità e miseria di questi miserabili, che vivono con lo spettro dell’ingiustizia sociale.

E lo adatta in un contesto storico-sociale molto particolare e difficile: nella Parigi degli anni 1815-1833, un momento fatto di aspri moti rivoluzionari che vogliono abbattere la monarchia per inaugurare la repubblica.

Il protagonista dell’opera è Jean Valjean, un ex detenuto che ha scontato la sua pena al bagno penale a Tolone, dal perfido e freddo ispettore Javert, un uomo di legge senza scrupoli. Che lo condanna a 19 anni con i capi d’accusa di aver rubato un pezzo di pane e per le numerose volte in cui ha tentato di evadere dal carcere .

Tuttavia, Valjean riesce a scappare, e con un apparente successo. Ma perseguitato da Javert che gli dà la caccia, trova riparo ed aiusilio dal vescovo Myriel, che lo ospita per una o due notti presso il suo convento. L’uomo, spinto dall’indigenza, ruba due candelabri d’argento di Myriel, ma quest’ultimo lo perdona, e gli regala gli oggetti svaligiati, incitandolo però a cambiare vita.

Pentitosi della sua condotta disonesta, Valjean decide di rifarsi una vita, facendosi chiamare “Signor Madeleine”. Diventa infatti un uomo ricco, e ben vestito, nonchè un ragguardevole sindaco della cittadina di Montreuil-sur- Mer. E conquista fin da subito l’ ammirazione e il rispetto da tutti , proprio per la sua propensione a prendersi cura dei ceti meno abbienti.

Un giorno ha modo di conoscere la disgraziata Fantine, una ragazza madre che è stata licenziata dal suo posto di operaia, dove lavorava con impegno e costanza per poter versare 6 franchi al mese per il mantenimento della sua piccola bambina, Cosette, data in affidamento alla famiglia Thenardier, quando aveva solo tre anni.

La povera Fantine è costretta a prostituirsi, venendo pure denigrata per la sua condizione fisica debilitata da alcuni clienti. Quando una notte incontra il poliziotto Javert che la intimidisce, minacciandola di non volerla più vedere sui marciapiedi, se no sarebbe costretto ad arrestarla.

Valjean, in nome della giustizia, rinuncia alla condizione di benessere che si era costruito per salvare un contadino che, scambiato per lui dal perfido Javert, sta per essere condannato. Colpo di scena: Javert non lo arresta!

Passano gli anni, Valjean si occupa di Cosette, la figlioletta della defunta Fantine, liberata dalla tremenda famiglia Thenardier che la trattava da schiava. Le dà il cognome di Fauchelevent, e ne fa una ragazzina ben educata ed istruita, grazie al collegio di suore, dove a lungo studia e vive.

Una Cosette graziosa e curiosa del mondo esterno, amante dell’amore, affettuosa e dolce verso il “padre” Valjean, che non le confesserà mai la sua vera identità. Un pomeriggio la bella fanciulla incontra Marius de Pontmercy, un affascinante barone iscritto alla facoltà di giurisprudenza, che alloggia in un quartiere medio- basso.

Sonno gli anni dei moti del 1832 , e moltissimi studenti, lavoratori disagiati e “sognatori” che vorrebbero cambiare il mondo, si mettono alle barricate. Sfidando il governo, che subito emette l’ordine di sedare le rivolte, sparando sulla folla insorta, se necessario.

Durante queste sommosse, a Valjean gli viene affidato in custodia come prigioniero Javert, infiltratosi tra gli insorti per spiarli. L’uomo lo potrebbe uccidere, ma non lo fa e lo rimette in libertà. Questo gesto fa di lui il vincitore morale e l’eroe da imitare.

Lo stesso Javert, che si è sempre comportato da freddo difensore della legge, identificata con il bene, si trova a dover riconoscere che c’è del buono anche in un ex galeotto.

Javert , sconvolto e incredulo di se stesso, smette di perseguitarlo e diventa più tollerabile verso la povera gente. Finchè, non decide di affogarsi nel fiume.

La storia si conclude con un finale all’apparenza sereno, con il matrimonio di Cosette con Marius, ma sconvolto dalla morte dell’ormai anziano Valjean. Un uomo che ha vissuto e combattuto per l’amore della figlia.

Les Miserables” di Tom Hooper è un musical che s’ispira in maniera fedele al romanzo di Hugo, ed uscirà negli Stati Uniti a fine 2012,mentre nelle sale cinematografiche italiane a fine gennaio 2013.

Vedremo il talentuoso Hugh Jackman calarsi nella parte dell’ex prigioniero Jean Valjean, e una strepitosa Anne Hathaway, reduce dal suo ultimo film “Il cavaliere oscuro, il ritorno”, nel ruolo della ragazza madre Fantine che , per amore della figlioletta Cosette, si vende pur di trovare i soldi da inviare ai malvagi Thenardier a cui ha affidato la piccola.

E nel ruolo del tenebroso uomo di legge, l’ispettore Javert, sarà il grande Russell Crowe. Le buone intenzioni di Valjean di aiutare e salvare Fantine e sua figlia, si andranno a scontrare con la crudeltà del poliziotto.

Scritto da William Nicholson, sceneggiatore de “Il gladiatore” , che vinse copiosi oscar, e con le musiche sublimi e toccanti di Claude Michel Schonberg, sarà distribuito dalla Universal Pictures.

La curiosità è alta: il cast altisonante ci fa già sognare. E ci regalerà un musical da capogiro, ricco di momenti drammatici alternati con quelli di speranza e di gioia.

“I miserabili” saprà fornirci tanti punti di riflessione che toccano l’indagine umana e la nostra partecipazione morale. Un’opera pensata da Hugo in favore dei poveri e degli oppressi, in cui l’autore si fa predicatore umanitario e punta a commuovere il pubblico, attraverso una trama di forte presa e personaggi emblematici.

Umanità significa identità. – scrive Hugo– tutti gli uomini sono fatti della stessa argilla; nessuna differenza, almeno quaggiù, nella predestinazione; la medesima ombra prima, la medesima carne durante, la medesima cenere dopo. Ma l’ignoranza mescolata all’impasto umano lo rende nero incurabile penetrando nell’interno dell’uomo vi diventa il male”



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