Mercoledi, 13 dicembre 2017 - ORE:16:01

Essere vittima: due film che ne parlano

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Essere vittima

L’enciclopedia treccani fornisce questa definizione di vittima: essere vivente, animale o uomo, consacrato e immolato alla divinità.
Chi soccombe all’altrui inganno, prepotenza, subendo una sopraffazione o un danno.
Riflettendoci ho sempre pensato che spesso sono gli altri che ci “sacrificano” per il proprio interesse personale, o perché ci ritengono poco importanti.
Tutto questo è chiaro e corretto, ma alla fine anche astratto. Le vittime per me sono sempre state interessanti, ho sempre pensato che fossero esseri viventi isolati e incompresi.

Poi un giorno ho visto due film che mi hanno reso tutto più chiaro sull’essere vittima

A Serbian film (2010)

Titolo originale Srpski film: per capire questo film dovete avere qualche nozione sugli snuff movie. La parola snuff, letteralmente, significa spegnere lentamente. Gli snuff movie sono film amatoriali, realizzati sotto compenso, in cui vengono mostrate torture relmente messe in pratica durante la realizzazione del film culminanti con la morte della vittima.
Milos è un ex pornodivo serbo, sposato e con figlio, in gravi difficoltà economiche. Per risolvere i suoi disagi finanziati si pone in contatto con un’ex collega, che gli propone di tornare a recitare in un film porno. Milos accetta, anche a causa dell’ingente somma offertagli, senza sapere niente del film in cui reciterà. Da questo momento cade suo malgrado in una spirale di violenza inimmaginabile. Il film contiene solo vittime, come dice anche lo stesso regista del film nel corso delle riprese: la società si regge sulla vittime, ci guadagna, ci vive. Le vittime sono ciò che tutti vogliono vedere. Sentire che qualcuno sta peggio di te, a volte, fa sentire le persone potenti, o semplicemente più fortunate.
Colonna sonora perfetta, integralmente elettronica, realizzata da un dj serbo dal nome impronunciabile.

Ex Drummer (2007)

Tre musicisti rock disabili di Ostenda sono alla ricerca di una batterista per la loro band. Si rivolgono a Dries, famoso scrittore e grande batterista, convinti che sia l’uomo perfetto per loro, purtroppo, una regola fondamentale del gruppo è che, per farne parte, bisogna avere un handicap: Dries, incuriosito dai tre, dalle loro esistenze disagiate: sono tossici, emarginati e con tendenze sessuali un po’ depravate, si inventa di non saper suonare la batteria. Entrato nella band, viene a contatto con una realtà fatta di soprusi, persone che subiscono dall’infanzia e fanno subire chi sta male come loro. Incontra un mondo dove l’emarginazione e il degrado sono la regola.
Nessuno si salva, nessuno è un personaggio positivo, nessuno è in grado di aiutare gli altri. Eppure sono tutti vittime, di qualcosa o qualcuno poco importa. Ogni singolo personaggio del film viene schiacciato sia a livello morale che fisico. Le scene di violenza sono molto dirette crude, ma si inseriscono nel film con naturalezza, senza impressionare troppo perché appunto, la realtà delle cose, è quella. L’amaro in bocca resta, si, come il disagio e lo sporco.
La salvezza non è contemplata, al massimo ci si può ribellare vivendo a testa in giù.

Voglio uscire dal mio mondo felice: calarmi nella profondità della stupidità umana, nella bruttezza dell’essere ottuso, sleale e falso. Comprendere la vita dei perdenti, sapendo di poter tornare indietro, indietro con te.



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