Sabato, 22 luglio 2017 - ORE:22:44

Drive: luci ed ombre di un eroe silente


Drive

Drive è un film del 2011, ottavo lavoro del promettente regista Nicholas Winding Refn, tratto dall’omonimo romanzo di James Sallis.

Ambientata nella tentacolare Los Angeles dei nostri giorni, la pellicola racconta la storia di un giovane pilota taciturno e senza nome (un Ryan Gosling monumentale), conosciuto solo come Driver. Il nostro protagonista lavora in un’officina e come stuntman ad Hollywood, ma per arrotondare si presta anche a fare da guidatore per alcune rapine. Egli però segue ciecamente  due regole da lui stabilite, la prima: per effettuare un colpo non si può impiegare più di 5 minuti, perchè lui non aspetterà; la seconda: mai e poi mai cercare di ricontattarlo per un secondo lavoro. Queste sono le condizioni da rispettare se si vuole il migliore sulla piazza.

Il film si apre dunque con Driver che dopo aver dato le sue istruzioni ad un cliente si reca in officina dove il suo capo Shannon (Bryan Lee Cranston) , un anziano ex pilota zoppo, gli consegna la macchina per il lavoro: una Chevrolet Impala, macchina diffusissima in California e quindi che dà poco nell’occhio, truccata però per renderla un bolide imprendibile. Il nostro pilota guida fino al luogo dell’appuntamento e trova i clienti. Dunque imposta il cronometro sui 5 minuti stabiliti e aspetta.

Il colpo riesce ma la polizia individua l’auto e Driver deve così dare sfoggio delle sue abilità da pilota. Sfruttando così la velocità della sua auto e la conoscenza della città, riesce a tenere a debita distanza i poliziotti e riusce a seminarli definitivamente lasciando  l’auto nel palazzetto dei Los Angeles Clippers proprio mentre la folla dei tifosi sta uscendo a festeggiare la vittoria della squadra NBA di casa confondendosi così tra la gente.  Dopo il colpo, la stessa notte si trasferisce in un nuovo appartamento che ritiene più sicuro.

Il giorno seguente di ritorno dal lavoro si ferma a fare la spesa e nota nel supermercato una bella ragazza bionda con il figlio, che riconosce essere la sua vicina di casa incontrata la mattina stessa mentre usciva. Poichè la macchina della donna non riparte Driver si offre di accompagnare lei e il bambino a casa aiutandoli a portare anche la spesa. Il pilota fa così la conoscenza di Irene (Carey Hannah Mulligan) e di suo figlio Benicio. Il marito di Irene, Standard Gabriel, è in prigione e lei deve occuparsi da sola del piccolo Benicio che ha avuto in giovanissima età. Tra lei e il protagonista si instaura fin da subito un legame affettivo molto forte e anche il bambino accetta più che volentieri la presenza del giovane pilota, che vede come una figura da cui prendere esempio.

Shannon nel frattempo si reca nel ristorante di un mafioso per discutere di un’affare: la creazione di una scuderia sua per la NASCAR con pilota Driver. Nonostante fosse stata la mafia anni prima ad azzopparlo, il meccanico chiede un finanziamento al boss criminale Bernie Rose (Albert Brooks) che pretende di vedere prima il ragazzo per verificare se vale i soldi chiesti da Shannon. Sulla scena arriva anche Nino ( un bastardissimo Ron Perlman) boss di origine ebraiche proprietario del locale, amico di Bernie e vecchia conoscenza dell’ex pilota, che appena arrivato fa battute sulla gamba malmessa dell’uomo. Nonostante ciò il meccanico ottiene un appuntamento con Rose che una volta visto Driver all’opera accetta di finanziare la squadra con 300.000 dollari ma entrando come socio al 70 per cento.

Il giovane pilota sembra aver ottenuto finalmente la sua occasione di sfondare nel mondo delle corse e in più il rapporto tra lui e Irene continua a farsi sempre più solido, sebbene nessuno dei due abbia dichiarato espressamente i propri sentimenti d’amore. Tutto cambia però quando Irene viene a sapere dell’imminente scarcerazione del marito. Essa tiene molto al suo vicino, ma ama ancora il marito e non può separarsi da lui. Gabriel rientrato a casa lo ringrazia per essersi preso cura della sua famiglia in sua assenza.

Un giorno Driver mentre rientra a casa trova Standard gravemente ferito nel parcheggio. Egli è stato pestato davanti agli occhi del figlio per un debito contratto in carcere con un boss locale, in quanto aveva rifiutato di ripagarlo compiendo una rapina, ma gli è stato detto che la prossima volta toccherà alla sua famiglia. Pur di aiutare Irene e Benicio il pilota si offre di aiutare Gabriel nel compiere la rapina. Il giovane non sa però che dietro il colpo c’è ben altro e a suo malgrado si troverà nel mezzo di una guerra intestina della mafia. Dovrà quindi proteggere non solo la sua incolumità ma anche quella delle persone che ama, mostrando il lato più oscuro e rabbioso della sua anima per sopravvivere.

Drive è un thriller che nello stile  fa l’occhiolino agli esponenti del genere degli anni 70/80, cosa che notiamo fin dai titoli di testa (tipicamente eighties color rosa shock) ma mantenendo una propria identità senza pescare da altre pellicole. Tutto il film si basa su un delicato gioco di luci/ombre (reso eccellentemente dalla fotografia di Newton Thomas Sigel) che vede contrapporsi scene auliche che trasmettono egregiamente calore e felicità, a scene di iper violenza e rabbia controllata che non sfigurerebbero in un qualsiasi film di Tarantino.

La divisione tra luce ed oscurità è incarnata nel protagonista Ryan Gosling, la cui recitazione è qualcosa di impressionante, in quanto il suo personaggio esprime tutti i suoi sentimenti e pensieri con lo sguardo e il linguaggio non verbale del corpo, contando pochissime battute. Gosling riesce nel compito affidatogli nel migliore dei modi possibili, trasmettendo in maniera limpida e cristallina ogni suo pensiero senza dover muovere le labbra (unico attore con cui paragonarlo in bravura è il Johnny Depp di Edward mani di forbice). Semplicemente memorabili sono poi le sequenze in cui scoppia la sua rabbia interiore. Come lo scorpione che ha disegnato sul giubbotto, Driver è silenzioso e ama vivere in tranquillità, ma se stuzzicato è pronto a colpire mortalmente con il suo pungiglione. Sebbene l’interpretazione del protagonista svetti sopra tutte le altre, il livello recitativo è comunque molto alto. Tutti i personaggi risultano veri e ben caratterizzati e soprattutto va un plauso al duo dei cattivi Brooks e Perlman. Il primo incarna egregiamente il boss mafioso senza scrupoli, il secondo invece è un perfetto, permettetemi l’espressione, “figlio di puttana“.

Recensione Drive

Questo piatto squisito è poi condito dalla favolosa colonna sonora di Cliff Martinez. I brani composti da quest’ultimo infatti rimandano chiaramente al periodo delle spalline e delle chiome platinate e oltre alle composizioni di Martinez, ci sono pezzi quali la meravigliosa “Real Hero” dei College e la storica “Oh my Love” di Riz Ortolani. Tutti i pezzi non fanno solo da sottofondo, ma sono parte integrante delle immagini sullo schermo, cosa che non riesce in tutti i film.

Vincitore del premio per la miglior regia a Cannes 2011, Drive in conclusione è un piccolo capolavoro composto da una dose equilibrata di sentimenti e azione, senza momenti morti, con scene che rimarranno impresse nella mente dello spettatore (stupenda la sequenza dell’ascensore). Tutto merito del suo protagonista, un eroe silente che ha come destriero un’auto veloce e che corre solitario nella notte sulle strade della california.

 Per guardare gli scatti più belli del film “Drive” clicca sull’immagine sottostante:



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