Mercoledi, 1 marzo 2017 - ORE:18:47

Brüno: Sacha Baron Cohen non convince

Bruno

Brüno
Brüno (rigorosamente con la dieresi), è uscito nelle sale italiane nell’autunno del 2009, senza lasciare una grande impronta. Osservando da semplice e umile spettatore, si intuisce fin da subito perché questo lungometraggio, uscito un anno circa dopo l’acclamato Borat, non convince.

Brüno: Per farla breve

Brüno è un grottesco omosessuale austriaco, dirige un programma di moda su un emittente televisiva della sua nazione, è inoltre un soggetto molto eccentrico, ha un fedele assistente di nome Lutz, segretamente innamorato del suo capo, ed è fidanzato con un pigmeo, con il quale compie innumerevoli performance sessuali oltre il limite del ridicolo. Dopo una disastrosa partecipazione alla settimana della moda milanese, in cui in modo rocambolesco rovina la sfilata di una famosa stilista, viene licenziato dai suoi datori di lavoro. Brüno decide allora di tentare la fortuna sbarcando negli Stati Uniti (come già Baron Cohen aveva fatto nell’interpretazione di Borat) e divenire l’icona austriaca più famosa dopo Adolf Hitler e Arnold Schwarzenegger.

Il primo passo è quello di provare l’avventura nel cinema, contattando un produttore, che lo orienterà verso la tv. Brüno quindi prova a creare uno show in cui intervista personaggi famosi, facendoli sedere su sedie umane (di umano messicano) intervallando lo spazio delle domande con “stacchetti” musicali, in cui Brüno danza come la peggior cubista da Night Club di periferia; scontato dire che questo progetto non avrà buon esito.

Il secondo tentativo per la ricerca della notorietà è quello di stipulare grazie al suo intervento la pace fra Palestinesi e Israeliani (fallendo miseramente), e poi quello di adottare come fanno tante celebrità made in Usa (vedi Madonna, Angelina Jolie ecc..) un bambino africano. Brüno “adotta” questo bambino grazie ad un baratto, infatti lo ottiene in cambio di un Ipod rosso edizione limitata. Dopo una comparizione ad un talk show in cui dà prova di razzismo nei confronti degli afroamericani, Brüno perderà il suo pargolo (chiamato Mike Tyson) per mano degli assistenti sociali.

Dopo una serie infinita di insuccessi, (cerca addirittura di sedurre un politico) egli capisce che la chiave del successo è l’eterosessualità: parteciperà quindi ad incontri con scambisti, parlerà con “convertitori di gay”, andrà a caccia, entrerà nell’esercito e diventerà una sottospecie di lottatore di Wrestling impersonificando un “eroe estremamente etero”, idolo delle folle; ma accade l’imprevedibile, infatti l’ex assistente Lutz lo smaschera dicendo a tutti quanti che Brüno è in verità un omosessuale, cosa che dimostrerà davanti a tutti poiché i due si lasceranno andare alla lascivia davanti ad un’arena affollatissima e davanti alle telecamere di tutto il Mondo. Brüno ottiene così la popolarità che tanto sperava, incidendo perfino un disco con Sting, Bono Vox, Elton John e tanti altri.

Una comicità malriuscita

Brüno segue un po’ l’impostazione che portò fortuna a Borat, cioè quella del documentario, come un filmato amatoriale, ma in questo capitolo non funziona, in quanto si capisce benissimo che si tratta di finzione, ma ciò che più colpisce è che il film non regala delle vere e proprie risate, è ricco di situazioni paradossali ma che sono fini a sé stesse (come le innumerevoli immagini sessuali).

Dovrebbe essere irriverente ma non ci riesce, dovrebbe essere coraggioso, ma in realtà è limitato, perché tocca tanti argomenti “scomodi” dall’omosessualità, razzismo, conflitto in medio oriente, adozioni gay, fino al neonazismo, ma sono sono solo una copertina bizzarra, degna delle “comiche”. Una nota stonata è inoltre il doppiaggio, assolutamente fuori luogo. E’ un film che vi farà guardare molte volte l’orologio, con l’unica consolazione che dopo 75 minuti la tortura termina.



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