Martedi, 21 novembre 2017 - ORE:14:31

Apocalypse Now: il Vietnam secondo Coppola


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Apocalypse Now è un film del 1979 diretto da Francis Ford Coppola che per la trama si ispirò al romanzo breve di Joseph Conrad “Cuore di Tenebra“.

Apocalypse Now, ambientato nel 1969, al culmine del conflitto in Vietnam tra l’esercito USA e i Vietcong, si apre sulle note di The End deiDoors e ci viene mostrato il protagonista del film, Il capitano Benjamin L. Willard (interpretato da un superbo Martin Sheen), rientrato a Saigon perchè incapace di condurre nuovamente una vita da civile. Willard, ufficiale dell’esercito americano, appartiene nominalmente ai paracadutisti della 173ª Brigata Aviotrasportata ed in Vietnam ha svolto molte missioni segrete e ciò che ha visto e fatto durante queste lo tormenta ed è la causa della sua mancata reintegrazione civile. Aspettando di essere convocato dalle alte sfere passa diversi giorni a ubriacarsi da solo nella sua camera d’albergo crogiolandosi nel suo turbamento interiore.

Finalmente viene convocato da due funzionari del servizio d’informazione militare , il generale Corman e il colonnello Lucas (cameo di Harrison Ford), più un civile, probabilmente un membro dei servizi segreti, che gli affidano una missione speciale: risalire il fiume Nung, nella giungla cambogiana, per scovare il colonnello Walter E. Kurtz (Marlon Brando rende il suo personaggio talmente vivo che sembra quasi uscire dallo schermo), ex alto ufficiale dei “Berretti Verdi” che da soldato e ufficiale modello è diventato un disertore che, impazzito, si è autoproclamato signore della guerra di un gruppo di indigeni cambogiani. La missione del capitano è semplice: infiltrarsi nelle sue fila e uccidere Kurtz a sangue freddo. A Willard viene quindi consegnato il dossier di Kurtz, che leggerà e studierà in maniera ossessiva per cercare di comprendere il suo nemico e il fascino che ha esercitato sugli indigeni e sui soldati che hanno deciso di seguirlo.

Apocalypse Now

Il giorno seguente il capitano comincia l’arduo viaggio fino al fiume Nung e fa così la conoscenza dell’equipaggio che lo aiuterà nella sua missione, sebbene ne siano tenuti all’oscuro: al comando della barca c’è George Philips, soldato ostinato e formale; Lance B. johnson è invece un giovane surfista californiano , inadatto alla guerra e che troverà nella droga l’unica via di fuga da una realtà che non può sopportare; Tyrone “Mr.Clean” Miller, mitragliere, è un ragazzino afroamericano di appena 17 anni del Bronx (interpretato da un giovanissimo Laurence Fishborne, futuro Morpheus nella saga di Matrix); chiude il gruppo Jay “Chef” Hicks, aspirante chef di New Orleans con i nervi troppo poco saldi per la sua città natale, figurarsi per il Vietnam.

Da questo momento in poi Willard verrà immerso nell’universo della guerra, un universo con regole proprie, dove non regna la logica comune ma gli istinti primordiali e dove c’è ampia libertà per la pazzia, descritta con precisione maniacale da Coppola attraverso momenti e personaggi completamente folli ma resi dal regista tremendamente veri, come la sequenza dell’attacco degli elicotteri del tenente colonnello Kilgore (Robert Duvall impeccabile come sempre) sulle note della Cavalcata delle valchirie di Wagner, scena cult ormai citata infinite volte e finita negli annali del cinema. Il capitano vivrà e sopporterà dolori fisici e mentali di ogni sorta, fino a raggiungere il sospirato confronto con Kurtz.

Apocalypse Now è una spietata, colossale e riuscita descrizione dell’imperialismo USA (emblematica la frase di Kilgore “adoro l’odore del napalm di prima mattina”), della guerra e di come trasforma gli uomini in creatura di puro istinto (l’assalto alle “conigliette” di playboy), ma è anche una pellicola che mette in dubbio come conduciamo  le nostre esistenze  (i deliranti ma profondi discorsi del foto reporter seguace del colonnello interpretato da Dennis Hopper) e di come sia sottile il confine tra bene – male, tutti dubbi che ci insinua Kurtz, filosofo della guerra amante del Ramo d’Oro di James Frazer (libro che spiega il sacrificio del Re sacerdote e la funzione umana purificatrice del capro espiatorio), dalla sua penombra (magistrale la fotografia di Storaro) mentre nello stesso tempo ci mostra l’oscurità più profonda dell’animo umano con le sue azioni spietate e loda la ferocia sanguinaria, assolutamente priva di scrupoli dei vietcong, nel Vietnam, che tagliano il braccio ai bambini a cui gli americani hanno iniettato il vaccino contro la poliomielite.

Troppe sono le scene memorabili e i momenti epici o toccanti di Apocalypse Now da poter essere descritti a parole, è d’obbligo dunque vederlo almeno una volta nella vita, ma la sequenza con cui si conclude forse è la più visionaria e allucinante: Willard penetra furtivamente nella camera di Kurtz e mentre costui sta trasmettendo un messaggio, lo uccide con un machete mentre i seguaci di quest’ultimo all’esterno stanno sacrificando un toro (chiaro riferimento al sacrificio rituale descritto da Frazer). La fine di Apocalypse Now ha come sottofondo The End, come accade per la sequenza all’inizio del film. Il colonnello spira sussurrando “L’orrore… l’orrore”, una citazione dalle parole dell’omonimo personaggio nel romanzo Cuore di Tenebra, cui il film si ispira.

In Apocalypse Now, oltre che per la sua straordinaria bellezza, la pellicola viene ricordata anche per la sua travagliata realizzazione e per le forti polemiche che subì dal governo USA perchè ritenuta “propaganda antimilitarista“. Coppola decise come location per Apocalypse Now le Filippine, governate in quegli anni dal dittatore Ferdinand Marcos, scelta dettata dal fatto che da buon perfezionista voleva un paesaggio il più simile possibile al Vietnam (dove non poteva certamente chiedere il permesso di girare e i motivi sono chiari a tutti) senza curarsi troppo della guerra civile che si consumava nelle isole tra i soldati del regime di Marcos e i guerriglieri musulmani. Sin dall’arrivo i rapporti tra troupe e governo furono tesi e anche se la maggior parte dei mezzi usati nel film siano stati forniti dall’esercito del paese, la tensione continuò a salire, tanto da far odiare allo staff il luogo e a cominciare a fare uso di droghe. Le riprese di Apocalypse Now poi si protrassero per un anno e mezzo (marzo 1976-agosto 1977) per colpa di: un tifone che devastò il set, un malore di Martin Sheen, vari litigi tra Brando e Coppola sul copione e un tentativo di suicidio di quest’ultimo colto da depressione.

Apocalypse Now, Un film per cui Coppola ha dato letteralmente anima e corpo, costato 30 milioni di dollari invece di 12, ma che ne ha incassati nel globo 150 e vincitore di 2 premi oscar nel 1980 (miglior sonoro e miglior fotografia) e di molti altri premi (tra cui il David di Donatello nella categoria miglior regista straniero), Apocalypse Now è una pietra miliare del cinema e la più grande opera del suo regista.



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